SETTIMANA DAL 21 AL 28 MAGGIO 2017
VEGLIA DIOCESANA DI PENTECOSTE
Ci sono eventi diocesani ai quali è doveroso che ogni comunità parrocchiale partecipi.
Uno di questi è la VEGLIA DI PENTECOSTE che avrà luogo in Cattedrale a Mazara sabato 3 giugno 2017 alle ore 21.00.
Quest'anno esserci ha una motivazione in più perchè si conclude la visita pastorale che ha visto il nostro Vescovo presente in tutte le parrocchie della diocesi. 
Anche noi abbiamo vissuto questa esperienza pastorale che ha permesso al Vescovo di incontrare le diverse realtà della nostra comunità.
In un certo senso vogliamo quasi ricambiare la sua visita  e nello stesso tempo invocare il dono dell Spirito su ognunio di noi, sulla nostra comunità parrocchiale e su tutta la chiesa diocesana.
Vi Invito pertanto vivamente a partecipare
​                                                        SETTIMANA DAL 11 AL 18 DICEMBRE  2016
VERSO IL NATALE DEL SIGNORE!!!
Stiamo vivendo un momento liturgico molto forte l'Avvento. E' un tempo di attesa della venuta del Signore.
L'attesa è un attegiamento interiore che fa parte della nostra vita quotidiana. 
Abbiamo atteso 9 mesi per nascere e poi i tempi dell'infanzia, della adolescenza, della giovinezza, della maturità e quindi della vecchiaia fino all'attesa dell'incontro con il Signore alla fine della nostra vita. Ma quante volte in una giornata usiamo il verbo "Aspettare o Attendere"
Attendere vuol dire "At-tendere" cioè "ytendere" verso qualcosa o qualcuno.
Alle volte può capitare che l'attesa riempie di più la vita dell'adempimento di ciò che si attende. Mi sovviene quanto dice la Volpe al Piccolo Principe: "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità!..."
Per quanto riguarda l'attesa del Signore, noi viviamo nell'avvento lìattesa di ciò che è avvenuto più di 2000 anni fa, ciopè il Natale del Signore; viviamo l'attesa del Signore che viene continuamente nella nostra vita nei sacramenti, nella sua Parola, nel povero, negli avvenimenti quotidiani e attendiamo la Sua Venuta al compimento della storia. L'AVVENTO celebra le tre venute del Signore che ci riguardono personalmente.
Il PARROCO                                                             

SETTIMANA DAL 20 NOVEMBRE AL 04 DICEMBRE  2016

Amatissimi sorelle e fratelli della Chiesa madre di Marsala
Avvicinandosi il giorno della Visita pastorale alla vostra comunità, desidero dirvi che ho tanto desisderio di incontrarvi per condividere intensamente alcuni momenti della vostra vita parrocchiale.
Ci conosceremo più da vicino e meglio. Verificheremo la qualità della vostra esperienza di fede e di comunione ecclesiale, l'impegno nell'annuncio del Vangelo, lo stile della vita liturgica e le diverse forme di religiosità. Ci confronteremo sul servizio di carità che rendete ai fratelli più bisognosi.
celebreremo la divina Liturgia e pregheremo insieme. sarà utile un confronto su talune emergenze della vita sociale ed economica che interessano la vostra comunità e ci aiuteremo per crescere umanamente e spiritualmente.
Con l'occasione passeremo in rassegna le iniziative con cui manifestate la presenza come cristiani nel territorio e le possibili forme di collaborazione con l'amministrazione locale nella individuazione e nella soluzione di problematiche connesse con le situazioni di vita delle fasce più deboli della popolazione. Guarderemo ai giovani per approfondire le ragioni del loro distacco da Cristo e dalla vita di fede.
Sono certo che vivremo giornate che ricorderemo per la semplicità dei rapporti, ma anche per momenti di grande intensità spirituale ed ecclesiale. Da questa visita ci attendiamo tutti un arricchimento umano e spirituale e un rinnovato slancio di missionarietà.
Affido a Cristo Pastore bello e buono, alla Beata Vergine Maria, che a Marsala venerate come Patrona con il titolo di Madonna della Cava, e a San Tommaso di canterbury, titolare della Chiesa Madre, la visita alla vostra Comunità, affinchè sia segno della bontà e della misericordia del Padre e grazia di reciproca consolazione. 
In attesa di incontrarvi vi abbraccio tutti con affetto paterno e vi benedico.

Domenico Mogavero

                                                        
                                                  SETTIMANA DAL 30 OTTOBRE  AL 6 NOVEMBRE 2016

Gli inizi del nostro anno pastorale 2016/2017 sono segnati dalla Visita del nostro pastore, il Vescovo che arriverà tra noi il 27 novembre prossimo.
E' un'occasione per riscoprirci chiesa viva, comunità vera, mosaico divino che disegna il volto di Cristo.
Ogni realtà ecclesiale si riconosca parte di un tutto che è la comunità parrocchiale e la comunità intera si riconosca porzione di una Chiesa più grande che è la Chiesa Diocesana, Chiesa attorno al vescovo.
Ogni anno è come ripartire per un nuovo viaggio.
E ogni viaggio, riserva sorprese, una di queste è il dono di un nuovo e giovane vece parroco: Don Alessandro Palermo, che con la sua presenza darà nuovo slancio alla nostra comunità. Ma ricorda che "il vero viaggio di scoperta, non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere occhi nuovi" (cfr Marcel Proust)
Il Parroco
SETTIMANA DAL 16 AL 23 OTTOBRE  2016
Preghiera per la Visita pastorale
Dio, Padre clemente e misericordioso,
la Chiesa mazarese ti chiede
di prepararsi con amore e gioia alla visita pastorale
e di accogliere con fede questa grazia
che tu poni sul suo cammino.
In questi anni abbiamo cercato di conoscere i tuoi disegni
e di realizzarli, approfondendo la nostra vocazione
di Chiesa collocata al centro del Mediterraneo,
chiamata a proporre il dialogo come scelta pastorale
per avvicinare popoli, culture e fedi diverse.
Siamo consapevoli che il cammino è impegnativo,
ma confidiamo nella tua grazia che tutto può.
Guarda con benevolenza questa porzione di popolo di Dio:
riempila dello Spirito del Risorto
e rafforzala nella speranza
affinché sotto la forza della Parola
testimoni con coraggio la fede trinitaria
e si metta con generosità
a servizio di tutti i fratelli, tuoi figli.
Benedici il Vescovo Domenico e il presbiterio
e i fedeli affidati alla loro cura pastorale.
Risveglia in tutti il carisma profetico
affinché viviamo e annunciamo con franchezza il vangelo dell’amore.
Intercedano per noi la Beata Madre di Dio,
San Vito e i Santi Patroni.
A te, Dio Padre,
per Gesù tuo Figlio,
nello Spirito Consolatore
la lode e la gloria. Amen.
(cfr.: dal Piano Pastorale Diocesano 2015/2016)
IL PARROCO
 
SETTIMANA DAL  02  AL 09 OTTOBRE  2016
SI RICOMINCIA!!!
La vita è un continuo ricominciare e così anche la vita di una parrocchia... la nostra ricomincia dai più piccoli e ... più importanti.
Desidero, pertanto, dare a nome di tutta la comunità, il benvenuto, ai nostri ragazzi del catechismo...
LI ACCOGLIEREMO DOMENICA 9 OTTOBRE 2016 ALLE ORE 10,30
 
 
 
SETTIMANA DAL 24 APRIILE AL 01 MAGGIO 2016
Misericordiae vultus(Continua)…n.22…Il Giubileo porta con sé anche il riferimento all’indulgenza. Nell’Anno Santo della Misericordia essa acquista un rilievo particolare. Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa. Dio quindi è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai di offrirlo in maniera sempre nuova e inaspettata. Noi tutti, tuttavia, facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. Mentre percepiamo la potenza della grazia che ci trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato.

La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui numero è incalcolabile (cfr Ap 7,4). La loro santità viene in aiuto alla nostra fragilità, e così la Madre Chiesa è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri. Vivere dunque l’indulgenza nell’Anno Santo significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente. Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze a cui giunge l’amore di Dio. Viviamo intensamente il Giubileo chiedendo al Padre il perdono dei peccati e l’estensione della sua indulgenza misericordiosa.(Continua) PAPA FRANCESCO



SETTIMANA DAL 21 AL 28 FEBBRAIO 2016
Misericordiae vultus
Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle. In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: « Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore ».[12]

16. Nel Vangelo di Luca troviamo un altro aspetto importante per vivere con fede il Giubileo. Racconta l’evangelista che Gesù, un sabato, ritornò a Nazaret e, come era solito fare, entrò nella Sinagoga. Lo chiamarono a leggere la Scrittura e commentarla. Il passo era quello del profeta Isaia dove sta scritto: « Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di misericordia del Signore » (61,1-2). “Un anno di misericordia”: è questo quanto viene annunciato dal Signore e che noi desideriamo vivere. Questo Anno Santo porta con sé la ricchezza della missione di Gesù che risuona nelle parole del Profeta: portare una parola e un gesto di consolazione ai poveri, annunciare la liberazione a quanti sono prigionieri delle nuove schiavitù della società moderna, restituire la vista a chi non riesce più a vedere perché curvo su sé stesso, e restituire dignità a quanti ne sono stati privati.
SETTIMANA DAL 7 AL 14 FEBBRAIO 2016
Misericordiae vultus
(Continua) Gli uomini, infatti, con il loro giudizio si fermano alla superficie, mentre il Padre guarda nell’intimo. Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa, in positivo, saper cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto. Ma questo non è ancora sufficiente per esprimere la misericordia. Gesù chiede anche di perdonare e di donare. Essere strumenti del perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio. Essere generosi nei confronti di tutti, sapendo che anche Dio elargisce la sua benevolenza su di noi con grande magnanimità. Misericordiosi come il Padre, dunque, è il “motto” dell’Anno Santo. Nella misericordia abbiamo la prova di come Dio ama. Egli dà tutto se stesso, per sempre, gratuitamente, e senza nulla chiedere in cambio. Viene in nostro aiuto quando lo invochiamo. È bello che la preghiera quotidiana della Chiesa inizi con queste parole: « O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto » (Sal 70,2). L’aiuto che invochiamo è già il primo passo della misericordia di Dio verso di noi. Egli viene a salvarci dalla condizione di debolezza in cui viviamo. E il suo aiuto consiste nel farci cogliere la sua presenza e la sua vicinanza. Giorno per giorno, toccati dalla sua compassione, possiamo anche noi diventare compassionevoli verso tutti. 
n.15 In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a  quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. (Continua) …                                                         …     
PAPA FRANCESCO
SETTIMANA DAL 24 AL 31GENNAIO 2016
Inoltre, san Giovanni Paolo II così motivava l’urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia nel mondo contemporaneo: « Essa è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l’intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso. Il mistero di Cristo … mi obbliga a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo ».[10] Tale suo insegnamento è più che mai attuale e merita di essere ripreso in questo Anno Santo. Accogliamo nuovamente le sue parole: « La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice ».[11]
12. La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre.
La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia.
                                                               
 SETTIMANA DAL 17  AL 24 GENNAIO 2016
(Continua) n.10 Dall’altra parte, è triste dover vedere come l’esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimonianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza.
n. 11 Non possiamo dimenticare il grande insegnamento che san Giovanni Paolo II ha offerto con la sua seconda Enciclica Dives in misericordia, che all’epoca giunse inaspettata e colse molti di sorpresa per il tema che veniva affrontato. Due espressioni in particolare desidero ricordare. Anzitutto, il santo Papa rilevava la dimenticanza del tema della misericordia nella cultura dei nostri giorni: « La mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia … Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spontaneamente alla misericordia di Dio ». (Continua). …     
PAPA FRANCESCO
SETTIMANA DAL 10  AL 17 GENNAIO 2016 
 
SETTIMANA DAL 3  AL 10 GENNAIO 2016
Accogliamo quindi l’esortazione dell’apostolo: « Non tramonti il sole sopra la vostra ira » (Ef 4,26). E soprattutto ascoltiamo la parola di Gesù che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: « Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia » (Mt 5,7) è la beatitudine a cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo.

Come si nota, la misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri.

10. L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa « vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia ».[8] Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione, da una parte, di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa.
PAPA FRAMCESCO

SETTIMANA DAL 27 DICEMBRE 2015 AL 3 GENNAIO 2016
AUGURI DI UN ANNO SERENO A TUTTI !!!
Ogni giorno è un dono grande e unico che il Signore dipinge con i colori dell'aurora e del tramonto. E' unico. Non ritornerà più. E' un piccolo segmento della tua vita. E' quello che è, vivilo con gioiosa e amorosa consapevolezza e fanne qualcosa di bello per te e l'umanità.
Padre Ponte
Don Giuseppe Inglese
Padre Antonio Segundo

                                           

                                              SETTIMANA DAL 29 NOVEMBRE AL 6 DICEMBRE 2015
Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa' di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l'anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un'esigenza d'amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.
Charles de Foucald                                                            

                                                     SETTIMANA DAL 13 AL 20 DICEMBRE 
Accogliamo quindi l’esortazione dell’apostolo: « Non tramonti il sole sopra la vostra ira » (Ef 4,26). E soprattutto ascoltiamo la parola di Gesù che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: « Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia » (Mt 5,7) è la beatitudine a cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo.

Come si nota, la misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri.

10. L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa « vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia ».[8] Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione, da una parte, di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa.
PAPA FRANCESCO

                                                                  SETTIMANA DAL 22 AL 29 NOVEMBRE  2015

FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE
     

“MISERICORDIAE VULTUS”
(Continua)  9. Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr Lc 15,1-32). In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono.

Da un’altra parabola, inoltre, ricaviamo un insegnamento per il nostro stile di vita cristiano. Provocato dalla domanda di Pietro su quante volte fosse necessario perdonare, Gesù rispose: « Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette » (Mt 18,22), e raccontò la parabola del “servo spietato”. Costui, chiamato dal padrone a restituire una grande somma, lo supplica in ginocchio e il padrone gli condona il debito. Ma subito dopo incontra un altro servo come lui che gli era debitore di pochi centesimi, il quale lo supplica in ginocchio di avere pietà, ma lui si rifiuta e lo fa imprigionare. Allora il padrone, venuto a conoscenza del fatto, si adira molto e richiamato quel servo gli dice: « Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? » (Mt 18,33). E Gesù concluse: « Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello » (Mt 18,35).

La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici. (Continua)  
 PAPA FRANCESCO

  SETTIMANA DAL 25 OTTOBRE ALL'1 NOVEMBRE 2015
FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE

(Continua)  5. L’Anno giubilare si concluderà nella solennità liturgica di Gesù Cristo Signore dell’universo, il 20 novembre 2016. In quel giorno, chiudendo la Porta Santa avremo anzitutto sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS. Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia. Affideremo la vita della Chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso alla Signoria di Cristo, perché effonda la sua misericordia come la rugiada del mattino per una feconda storia da costruire con l’impegno di tutti nel prossimo futuro. Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi.

6. « È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza ».[5] Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: « O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono ».[6] Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso.

“Paziente e misericordioso” è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione. I Salmi, in modo particolare, fanno emergere questa grandezza dell’agire divino: « Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia » (103,3-4). In modo ancora più esplicito, un altro Salmo attesta i segni concreti della misericordia: « Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi » (146,7-9). E da ultimo, ecco altre espressioni del Salmista: « [Il Signore] risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. … Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi » (147,3.6). Insomma, la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”. Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono. (Continua)     PAPA FRANCESCO

                                                         SETTIMANA DAL 18 AL 25 OTTOBRE  2015
FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE

(Continua)  4. Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la  storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre.
Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: « Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati ». Sullo stesso orizzonte, si poneva anche il beato Paolo VI, che si esprimeva così a conclusione del Concilio: « Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno… (Continua)                                  PAPA FRANCESCO                                                           

 

                                                      SETTIMANA DAL 11 AL 18 OTTOBRE  2015
FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE

Dalla “BOLLA DI INDIZIONE DEL GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA” che avrà inizio l’8 dicembre 2015, con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro in  Roma. 

“MISERICORDIAE VULTUS”
(Continua)  

3. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti.

L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione. Questa festa liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cfr Ef 1,4), perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona. Nella festa dell’Immacolata Concezione avrò la gioia di aprire la Porta Santa. Sarà in questa occasione una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza.

La domenica successiva, la Terza di Avvento, si aprirà la Porta Santa nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Successivamente, si aprirà la Porta Santa nelle altre Basiliche Papali. Nella stessa domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia. A scelta dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa particolare, quindi, sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma così come nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta la Chiesa.

     PAPA FRANCESCO

                                                         SETTIMANA DAL  4 ALL 11 OTTOBRE  2015

FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE

Dalla “BOLLA DI INDIZIONE DEL GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA” che avrà inizio l’8 dicembre 2015, con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro in  Roma. 

“MISERICORDIAE VULTUS”
(Continua)  2. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
     PAPA FRANCESCO

                                                                         SETTIMANA DA  7 al 14 GIUGNO 2015

ZIBALDONE N.29 - ANTONIO DI PADOVA DOTTORE DELLA CHIESA
Nato a Lisbona verso il 1195, morì nel 1231.
Di nobile famiglia, studiò e fu sacerdote a Coimbra. Divenne francescano e ritornando da una missione in arocco si fermò in Italia. Ad Assisi partecipò al celebre Capitolo "delle stuoie" dove conobbe S.Francesco. Visse prima in un eremo presso Forlì e , in seguito, per le sue doti, fi destinato alla predicazione.
Combattè le eresie  e insegnò nella Francia meridionale, dove ebbe l'apparizione di S.Francesco ancora vivente e stigmatizzato.
Pose le basi della scuola teologica francescana e fu ministro della provincia dell'Emilia.
Predicatore insigne e taumaturgo, fu maestro di dottrina spirituale e di teologia mistica e ravvisò la perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva.
IL PARROCO                                                           

                                                                       SETTIMANA DA  31 MAGGIO AL 7 GIUGNO 2015

ZIBALDONE N.28 - L'EUCARESTIA FRAZIONE DEL PANE
Nella Chiesa primitiva l'Eucarestia veniva definita "frazione del pane". Luca dice dei primi cristiani di Gerusalemme "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane nelle loro case, prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore" (At 2,46). La frazione del pane ricorda ai cristiani che Gesù, nell'ultima cena e successivamente con i discepoli di Emmaus, ha compiuto il gesto di spezzare il pane. Allora, quando ogni sacerdote spezza il pane, tutti coloro che partecipano alla celebrazione hanno davanti agli occhi la morte di Gesù, che si lasciò spezzare per amore verso di loro. La frazione del pane rappresenta il punto culminante dell'amore di Gesù che si esprime nel suo sacrificio sulla croce, ma rimanda anche a tutti quegli incontri di Gesù con gli uomini nei quali egli ha rivelato se stesso come salvatore e liberatore, condividendo con loro il suo tempo, la sua forza e il suo amore. Nello spezzare il pane si evidenzia il fatto che Gesù non ha vissuto solo per se stesso, ma che egli si è spezzato per noi durante tutta la sua vita per trasmetterci se stesso e il suo amore. Gesù è essenzialmente questa pro-esistenza, questo essere a favore di . Nello spezzare il pane, noi diamo espressione al nostro desiderio profondo che ci sia qualcuno che esiste solo per noi, ed esista per noi in misura tale da prendere le nostre difese al punto da amarci fino a morire. Nello spezzare il pane i cristiani rimandavano anche alle narrazioni della moltiplicazione dei pani presentate in tutti i vangeli.la maniera in cui allora Gesù spezzò il pane e lo benedisse è, nella sua struttura la medesima che nell'Eucarestia Marco scrive:"prese quei sette pani , Gesù, rese grazie, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perchè li distribuissero (Mc. 8,6) . La frazione del pane ha a che fare con la condivisione: i discepoli devono condividere il pane con le numerose che stanno ad ascoltare Gesù. Condividere è un'immagine importatnte nella celebrazione eucaristica, che non si riduce all'invitoa condividere con gli altri quello che possediamo e a dare il pane agli affamati: l'eucarestia è già in sè festa della condivisione. Noi spartiamo il nostro tempo e lo spazio che abbiamo a disposizione. Partecipiamo alla celebrazione comunitaria, cantando, e pregando, condividendo la mensa con gli altri, spartiamo con loro anche la nostra vita: le nostre nostalgie e aspirazioni, i nostri sentimenti e bisogni, le nostre paure e speranze. Condividendo con gli altri la nostra vita nell'eucarestia, facciamo posto alla comunià e all'ospitalità da cui nasce un senso di unione, di calore e di cura. "Condividere è sanare", dice Bernard Rootmensen: attraverso la condivisione viene guarita una parte della nopstra lacerazione.Il pane che spezziamo l'uno per l'altro ci dona la speranza che venga sanato in noi quanto è infranto e spezzato, e che i frammenti della nostra vita vengano di nuovo composti in unità. La frazione del pane è contemporaneamente un invito a schiuderci verso l'altro, a infrangere  la corazza che rinserra i nostri sentimenti e ad aprire il nostro cuore.
IL PARROCO                                                   

                                                          SETTIMANA DA  24 AL 31 MAGGIO 2015
ZIBALDONE N.27 - LETTERA APERTA ALLA CITTA': Questa città ci interessa
Cari cittadini,
la nostra città il prossimo 31 Maggio è chiamata ad eleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale.
Non ci sembra necessario fare un elenco di cose da fare e problemi da risolvere. Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti. Vogliamo suggerire, solamente, alla futura Amministrazione di considerare prioritari i poveri, le famiglie in difficoltà e i giovani senza lavoro. Marsala è una città meravigliosa abitata da gente laboriosa e intraprendente dalle mille risorse! 
Questa città bella ci interessa! Il suo bene e il suo progresso ci interessano.
Noi presti siamo a contatto diretto con la gente e conosciamo bene i loro problemi.
Non abbiamo candidati da proporre. Siamo convinti che questa città ha bisogno di essere governata da persone oneste, competenti, piene di entusiasmo e di passione per il suo vero bene. E' l'occasione propizia per essere corresponsabili e protagonisti del futuro di questa città attraverso il voto, scegliendo con coscienza civile persone che, libere da interessi personali, vogliano spendersi per il bene comune.

I SACERDOTI DI MARSALA                                                              

                                                                SETTIMANA DA  17 A 24 MAGGIO 2015
ZIBALDONE N.26 - TI RACCONTO UNA STORIA
Alla fine dei tempi, miliardi di persone furono portate su di una grande pianura davanti al trono di Dio. Molti indietreggiarono davanti a quel bagliore. Ma alcuni in prima fila parlarono in modo concitato. Non con timore reverenziale, ma con fare provocatorio.

"Può Dio giudicarci? Ma cosa ne sa lui della sofferenza?", sbottò una giovane donna. Si tirò su una manica per mostrare il numero tatuato di un campo di concentramento nazista. "Abbiamo subìto il terrore, le bastonature, la tortura e la morte!".
In un altro gruppo un giovane nero fece vedere il collo. "E che mi dici di questo?", domandò mostrando i segni di una fune. "Linciato. Per nessun altro crimine se non per quello di essere un nero".
In un altro schieramento c'era una studentessa in stato di gravidanza con gli occhi consumati. "Perché dovrei soffrire?", mormorò. "Non fu colpa mia".
Più in là nella pianura c'erano centinaia di questi gruppi. Ciascuno di essi aveva dei rimproveri da fare a Dio per il male e la sofferenza che Egli aveva permesso in questo mondo.
Come era fortunato Dio a vivere in un luogo dove tutto era dolcezza e splendore, dove non c'era pianto né dolore, fame o odio. Che ne sapeva Dio di tutto ciò che l'uomo aveva dovuto sopportare in questo mondo? Dio conduce una vita molto comoda, dicevano.
Ciascun gruppo mandò avanti il proprio rappresentante, scelto per aver sofferto in misura maggiore. Un ebreo, un nero, una vittima di Hiroshima, un artritico orribilmente deformato, un bimbo cerebroleso. Si radunarono al centro della pianura per consultarsi tra loro. Alla fine erano pronti a presentare il loro caso. Era una mossa intelligente.
Prima di poter essere in grado di giudicarli, Dio avrebbe dovuto sopportare tutto quello che essi avevano sopportato. Dio doveva essere condannato a vivere sulla terra.
"Fatelo nascere ebreo. Fate che la legittimità della sua nascita venga posta in dubbio. Dategli un lavoro tanto difficile che, quando lo intraprenderà, persino la sua famiglia pensi che debba essere impazzito. Fate che venga tradito dai suoi amici più intimi. Fate che debba affrontare accuse, che venga giudicato da una giuria fasulla e che venga condannato da un giudice codardo. Fate che sia torturato. Infine, fategli capire che cosa significa sentirsi terribilmente soli. Poi fatelo morire. Fatelo morire in un modo che non possa esserci dubbio sulla sua morte. Fate che ci siano dei testimoni a verifica di ciò".
Mentre ogni singolo rappresentante annunciava la sua parte di discorso, mormorii di approvazione si levavano dalla moltitudine delle persone riunite.
Quando l'ultimo ebbe finito ci fu un lungo silenzio. Nessuno osò dire una sola parola. Perché improvvisamente tutti si resero conto che Dio aveva già rispettato tutte le condizioni.

Il Parroco

                                                       

                                                                 SETTIMANA DA  10 A 17 MAGGIO 2015
ZIBALDONE N.25 -  LA PROVVIDENZA
"TRA LE BRACCIA DI QUALE DIO"!

(....continua) L'appello alla provvidenza divina , del resto, non cela in sè il pericolo di ridurre ad una relazione ti tipo magico e superstizioso con Dio, che impone ad esige rituali atti a favorire il beneficio, ma capaci anche di sgravare gli animi dall'impegno responsabile ed adulto verso il mondo e gli  uomini? Affidersi al Dio " interveniente"non rischia di ingenerare un atteggiamento infantile di rinuncia a comprendere, ad agire in prima persona, ad assumersi il compito di rintracciare Dio anche dentro il male del mondo, a vivere insomma da cristiani etsi Deus non daretur ( a dirla ancora con Bonhoeffer)?. E ancora, la lettura meccanicistica di matrice leibniziana, secondo cui nella storia non vi sarebbe posto per alcuna novità, poichè il Signore dell'universo, da abile architetto, tutto avrebbe previsto e regolato con somma pazienza, non annulla ogni forma di libertà umana, nel rispondere a Dio che chiama all'incontro, che si fa storia, che si china sull'umanità sino a lasciarsi "istruire" da essa? Il concetto di Provvidenza chiede, dunque, un'educazione, un cammino di conversione; in cui sia compreso anche il tempo del deserto e della prova, come un tempo umano, da attraversare, entro cui stare. Ma un tempo abitato, contemporaneamente, dal Dio benevolente e provvido, impotente ed innamorato, che sa ascoltare il grido del suo popolo e resta. Resta nella prova, per condividere, sostenere, educare, aprire gli occhi ai ciechi e gli orecchi ai sordi, così che costoro riescano a vedere oltre, riescano a vedere diversamente. E' quanto ci attestano i molti e le molte che ci hanno lasciato testimonianza  di un tale compagno di cammino, scoperto dentro la loro storia lacerata eppure illuminata da Altro. E' quanto ci attesta, ad esempio, Maria Zambrano, filosofa andalusa colpita dall'esilio e dalla malattia, che lieggendo la sua vicenda, come paradigma di ogni vicenda umana, comprende come le fatiche, le cadute. le sconfitte, sono state accolte, sempre, da braccia misteriose, da un'energia straniera, che si è fatta grembo materno, capace di condividere il dramma, permette la rigenerazione, proteggere e contenere, sino al momento di resurrezione. (....continua)

(da Shalom! rivista suore francescane)

Il Parroco                                                               

                                                                  SETTIMANA DA  19 A 26  APRILE 2015
   ZIBALDONE N.22 - "COME GESTIRE IL NOSTRO TEMPO"!

..... Il tempo con la famiglia è un tempo di grande valore: rendiamolo quindi una priorità nella nostra vita. La natura non è avara con gli uomini: siamo noi a sprecare il tempo che ci è dato da vivere, come amministratori incapaci; se ne facessimo buon uso, potremmo compiere tutte le grandi azioni alle quali siamo chiamati. 
E’ stolto differire la vita e confidare sempre nel futuro: così facendo,l'uomo spreca il presente,che è l'u nico tempo che egli possa controllare davvero, e si affida al futuro rendendo la sorte padrona delle suevicende. Bisogna lottare contro la fuga del tempo, attingendo da esso come da un torrente impetuoso. L’uomo affaccendato invece guardasempre al domani, perde i suoi giorni migliori e si ritrova di colpovecchio.La vita degli affaccendati è brevissima: essi infatti non sono capaci diguardare al passato (l'unico tempo sottratto all’arbitrio della fortuna) per coglierne insegnamenti e, quando lo fanno, non possono che pentirsi di avere sprecato il tempo.
(da Shalom! rivista suore francescane)
Il Parroco
                                                         SETTIMANA DA  3 A 10 MAGGIO 2015
ZIBALDONE N.24 -  LA PROVVIDENZA
​"TRA LE BRACCIA DI QUALE DIO"!


                                                SETTIMANA DA  26 APRILE Al 3 MAGGIO 2015
ZIBALDONE N.23 -  LA PROVVIDENZA
"TRA LE BRACCIA DI QUALE DIO"!
                                                                
 SETTIMANA DA  12 A 19  APRILE 2015
   ZIBALDONE N.21 - "PERDONARE .....LA VERA FORZA"!
Perdonare sembra una virtù dimenticata, eppure è una virtù, come dire che è una vittoria e non una sconfitta… a casa, sul lavoro, sempre!Il perdono non è un concetto, ma una esperienza della persona, che sceglie di vivere un rapporto positivo nei confronti di un’altra che l’ha offesa. Prima che un gesto umanitario di colui che cerca di vincere rancori e risentimenti dentro di sé, il perdono nasce da un cuore magnanimo, grande, capace di contenere il limite che c’è nell’altro, ma anche il limite del proprio sentimento di rivalsa. Il perdono è capace di contenere il limite che c’è nell’altro che ci ha offesi e il limite nostro nel fargli spazio. 
 Oltre al debito dell’altro c’è da vedere anche la nostra capacità di rispondere al debito altrui. Se ci si esercitiamo nel riconoscere i nostri debiti, saremo in grado di perdonare i debiti altrui, perché la forza con cui elaboriamo l’offesa altrui è proporzionale alla forza con cui elaboriamo la nostra coscienza di peccatori.
PERDONO CRISTIANO..... Perchè perdonare?
Anzitutto per migliorare se stessi e gli altri. L’esperienza dell’offesa può essere una motivo di forte delusione, ma anche una grande risorsa. Perdonare fa bene alla nostra vita psicologica e a quella degli altri, se è un’esperienza vissuta in modo maturo, ossia chi perdona e chi è perdonato si accostano al problema con sentimenti profondi e non superficiali. Infatti, chi perdona può anche farlo per convenienza, per utilità, per tornaconto; d’altra parte, chi riceve il perdono, potrebbe non fare tesoro dell’errore commesso e continuare nel suo limite. Perciò a volte si dice giustamente: “perdonare non è pedagogico sempre”. 
 Ma il perdono profondo si pone in un altro orizzonte di senso, che è quello del “dono”: perdonare è “donarsi”, è offrire se stessi come riscatto, è farsi dono, nonostante sia l’altro che mi deve qualcosa. Cosa donarsi? La volontà fattiva di essere migliori – per chi ha sbagliato – ma anche la capacità di contenere il male altrui in un contesto di amore. E allora, perché perdonare? Per “donare” vita, per “donare” amore, ricambiare l’altro non con il male che mi ha fatto, ma con il bene che gli “dono”. Questa esperienza esige una grande libertà interiore in colui che deve perdonare.
La risposta a perché perdonare e quante volte perdonare, per il cristiano è nel Padre nostro. Il credente perdona nella logica del suo Maestro e Signore: Cristo. Il Padre perdona donando suo Figlio, mostrandosi misericordioso, nonostante la nostra ingratitudine. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro; … perdonate e vi sarà perdonato” (Lc 6,36-37). Se oggi facciamo fatica a perdonare, è perché non brilla in noi la consapevolezza del nostro peccato e, di conseguenza,  si fa aftica a perdonare.
(da Shalom! rivista suore francescane)
Il Parroco
                                                                         SETTIMANA DA  22 A 29  MARZO 2015
ZIBALDONE N.20 - "LA PAZIENZA"!
Probabilmente ognuno di noi in passato ha fatto o detto qualcosa, in un momento di rabbia, di cui si è poi amaramente pentito. Questo perchè i comportamenti e le parole dettate dalla rabbia possono davvero ferire chi ci è vicino e spesso si tratta proprio delle persone a cui volgiamo più bene, familiari ed amici. La prossima volta che stiamo per perdere la pazienza, pensiamoci bene, potremmo fare del male a qualcuno a cui tieniamo e il ricordo di quell’azione ci farà sentire ancor peggio nel futuro.
LA PAZIENZA E’ SEMPRE LA SOLUZIONE MIGLIORE: La pazienza, in fondo, è la scelta migliore che abbiamo a disposizione. Possiamo scegliere di rimanere calmi.Non dobbiamo far altro che non arrabbiarci! All’inizio non sarà facile, ma nel lungo termine sarà molto più agevole, basta sforzarci un poco.
Quando stiamo per arrabbiarci, cerchiamo di ricordare a noi stessi che perdere la pazienza ci renderà più nera la giornata e che poi avremo bisogno di molto tempo per riacquistare la nostra serenità. Ne vale la pena?
(da Shalom! rivista suore francescane)
Il Parroco

                                                                SETTIMANA DA  15 A 22  MARZO 2015

ZIBALDONE N.19 - "LA PAZIENZA"!
Spesso, quando la rabbia prende il sopravvento, non siamo in grado di osservare con distacco la situazione che ha causato la nostra irritazione. Non siamo capaci di considerarla da una prospettiva differente. Proviamo allora ad aprire la mente e fare uno sforzo osservando la situazione nel suo complesso. La prossima volta che qualcuno si comporta in modo tale da suscitare in noi rabbia o irritazione, cerchiamo di individuare invece le ragioni che hanno spinto quella persona ad assumere quel particolare atteggiamento. Perchè ha avuto quel comportamento? Intendeva deliberatamente farti arrabbiare? Spesso scopriremo che nella maggior parte dei casi la sua intenzione non era quella.
IMPARIAMO A OSSERVARCI: Quando si inizia a riflettere accade qualcosa di divertente. Iniziamo a realizzare che la maggior parte dei nostri problemi sono legati non alle situazioni problematiche in sé, ma esclusivamente all’interpretazione che noi stessi facciamo di quelle situazioni. Il centro dei nostri problemi siamo noi. In linea con questa considerazione, può rivelarsi estremamente utile, per diventare davvero pazienti, imparare ad osservare sé stessi piuttosto che le cose esterne. Quando sentiamo che qualcuno sta provocando in noi una reazione rabbiosa, proviamo semplicemente ad osservare noi stessi e le nostre reazioni. Spostiamo l’attenzione dall’oggetto della nostra abbia al nostro comportamento. Chiediamoci: “Si tratta di una reazione ragionevole?” “E’ in qualche modo utile?” Comprenderemo allora che perdere la pazienza quasi mai sortisce alcunché di buono, contribuisce anzi a deteriorare i rapporti e a montare la nostra frustrazione.
NON CERCHIAMO DI CAMBIARE LE PERSONE: Sperare che gli altri cambino è una pure ‘illusione’ che non ci aiuta e spesso ci fa perdere tempo e pazienza. Bisogna invece imparare ad accettare il fatto che l’altro non diventerà mai come si vorrebbe.
(da Shalom! rivista suore francescane)
Il Parroco

                                                                         SETTIMANA DA  8 A 15  MARZO 2015
ZIBALDONE N.18 - "LA PAZIENZA"!

La pazienza è la virtù dei forti, recitava un antico proverbio, ed è vero. La pazienza infatti non è una virtù ‘passiva’ bensì un atteggiamento costruttivo che si rivela vincente in molte situazioni della vita.  Secondo gli esperti è la capacità di porsi in un atteggiamento di calma e serenità di fronte alle situazioni più disparate: quando perdiamo l’autobus che è passato giusto due secondi prima, quando si teme di non riuscire a finire dei lavori importanti in tempo, quando qualcuno ci irrita o ci provoca.
La rabbia spesso è la prima reazione che emettiamo quando ci troviamo in queste situazioni ma che non ci aiuta mai a gestirle anzi peggiora le cose.La rabbia è un’emozione tipica che accompagna da sempre tutti gli esseri umani: chi di voi non è diventato almeno una volta verde dall’ira? La collera esordisce sin dalla prima infanzia, pensiamo al il bambino che non è coccolato dalla mamma e che ha come reazione il pianto che equivale allo sfogo della rabbia.
Ma perché ci arrabbiamo? Difficile crederlo, ma la rabbia è funzionale alla nostra sopravvivenza: l’ira è come il dolore o come la paura, un campanello d’allarme che trilla quando qualcosa di nocivo ci sta accadendo. Un messaggio d’allerta che avvisa il nostro organismo di qualche minaccia: una reazione che permette di attaccare, diciamo così, chi ci attacca.
Fin qui tutto normale. I problemi insorgono quando la rabbia smette di essere uno sfogo occasionale, dettato dalle piccole e non piccole provocazioni della vita, e diventa invece un “malessere cronico”. Ogni persona reagisce alla rabbia in modo diverso: c’è chi la reprime e chi invece la manifesta con tutta la sua forza. Ma inghiottire la rabbia fa male, gridarla anche.
Entrambi i comportamenti non sono funzionali al nostro benessere psicologico: reprimere le manifestazioni d’ira è nocivo alla salute psicofisica: depressione, problemi psicosomatici come l’ulcera e l’emicrania possono colpire i troppo accomodanti. Chi invece esprime la rabbia, al di là dello sfogo catartico entro poco tempo, si trova ad affrontare grossi disagi relazionali.
(da Shalom! rivista suore francescane)
Il Parroco

         
                                                                    SETTIMANA DA  1 A 8  MARZO 2015

ZIBALDONE N.17 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

15. E l’ultima: la malattia del profitto mondano, degli esibizionismi17, quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. è la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al Corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza! E qui mi viene in mente il ricordo di un sacerdote che chiamava i giornalisti per raccontare loro - e inventare - delle cose private e riservate dei suoi confratelli e parrocchiani. Per lui contava solo vedersi sulle prime pagine, perché così si sentiva "potente e avvincente", causando tanto male agli altri e alla Chiesa. Poverino!
Fratelli, tali malattie e tali tentazioni sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano e per ogni comunità, parrocchia, movimento ecclesiale, e possono colpire sia a livello individuale sia comunitario.
(da L'OSSERVATORE ROMANO)

Il Parroco

                                                          SETTIMANA DA  22 FEBBRAIO A  1 MARZO 2015
ZIBALDONE N.16 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

13. La malattia dell’accumulare: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi perché "il sudario non ha tasche" e tutti i nostri tesori terreni - anche se sono regali - non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone il Signore ripete: «Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo ... Sii dunque zelante e convertiti» (Ap 3,17-19). L’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente! E penso a un aneddoto: un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la "cavalleria leggera della Chiesa". Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che, mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la "cavalleria leggera della Chiesa?". I nostri traslochi sono un segno di questa malattia.
14. La malattia dei circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando un cancro che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali – specialmente ai nostri fratelli più piccoli. L’autodistruzione o il "fuoco amico" dei commilitoni è il pericolo più subdolo15. È il male che colpisce dal di dentro16; e, come dice Cristo, «ogni regno diviso in se stesso va in rovina» (Lc 11,17). (......continua..........da L'OSSERVATORE ROMANO)

Il Parroco

                                                             SETTIMANA DA  15 A 22  FEBBRAIO 2015
ZIBALDONE N.15 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

13. La malattia dell’accumulare: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi perché "il sudario non ha tasche" e tutti i nostri tesori terreni - anche se sono regali - non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone il Signore ripete: «Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo ... Sii dunque zelante e convertiti» (Ap 3,17-19). L’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente! E penso a un aneddoto: un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la "cavalleria leggera della Chiesa". Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che, mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la "cavalleria leggera della Chiesa?". I nostri traslochi sono un segno di questa malattia.
14. La malattia dei circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando un cancro che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali – specialmente ai nostri fratelli più piccoli. L’autodistruzione o il "fuoco amico" dei commilitoni è il pericolo più subdolo15. È il male che colpisce dal di dentro16; e, come dice Cristo, «ogni regno diviso in se stesso va in rovina» (Lc 11,17). (......continua..........da L'OSSERVATORE ROMANO)

Il Parroco

                                                            
                                                             SETTIMANA DA  8 A 15  FEBBRAIO 2015

ZIBALDONE N.14 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

10. La malattia di divinizzare i capi: è la malattia di coloro che corteggiano i Superiori, sperando di ottenere la loro benevolenza. Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio (cfr Mt 23,8-12). Sono persone che vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare. Persone meschine, infelici e ispirate solo dal proprio fatale egoismo (cfr Gal 5,16-25). Questa malattia potrebbe colpire anche i Superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealtà e dipendenza psicologica, ma il risultato finale è una vera complicità.
11. La malattia dell’indifferenza verso gli altri. Quando ognuno pensa solo a sé stesso e perde la sincerità e il calore dei rapporti umani. Quando il più esperto non mette la sua conoscenza al servizio dei colleghi meno esperti. Quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli altri. Quando, per gelosia o per scaltrezza, si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo e incoraggiarlo.
12. La malattia della faccia funerea. Ossia delle persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza. In realtà, la severità teatrale e il pessimismo sterile12 sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia ovunque si trova. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a sé: lo si vede subito! Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili13. Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo! Ci farà molto bene recitare spesso la preghiera di san Thomas More14: io la prego tutti i giorni, mi fa bene.   (continua...)    (da L'OSSERVATORE ROMANO)

Il Parroco

                                                                  SETTIMANA DA 1 AL 8 FEBBRAIO 2015

ZIBALDONE N.13 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

6. C’è anche la malattia dell’"alzheimer spirituale": ossia la dimenticanza della "storia della salvezza", della storia personale con il Signore, del «primo amore» (Ap 2,4). Si tratta di un declino progressivo delle facoltà spirituali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie. Lo vediamo in coloro che hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore; in coloro che non fanno il senso deuteronomico della vita; in coloro che dipendono completamente dal loro presente, dalle loro passioni, capricci e manie; in coloro che costruiscono intorno a sé dei muri e delle abitudini diventando, sempre di più, schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani.

7. La malattia della rivalità e della vanagloria11. Quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita, dimenticando le parole di San Paolo: «Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,1-4). È la malattia che ci porta a essere uomini e donne falsi e a vivere un falso "misticismo" e un falso "quietismo". Lo stesso San Paolo li definisce «nemici della Croce di Cristo» perché «si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra» (Fil 3,19).(continua...)    (da L'OSSERVATORE ROMANO)

Il Parroco                                               

                                                         SETTIMANA DALL 25  GENNAIO ALL'1 FEBBRAIO 2015

ZIBALDONE N.11 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!
4 - La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo. Quando l'apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscano, diventando così un contabile o un commercialista. Preparare tutto bene è necessario, ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo, che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione (cfr Gv 3,8). Si cade in questa malattia perché «è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo… - addomesticare lo Spirito Santo! - … Egli è freschezza, fantasia, novità»
5 - La malattia del cattivo coordinamento. Quando i membri perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità e la sua temperanza, diventando un’orchestra che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando il piede dice al braccio: "non ho bisogno di te", o la mano alla testa: "comando io", causando così disagio e scandalo. 
(continua...)

(da L'OSSERVATORE ROMANO)
Il Parroco

 

                                                       SETTIMANA DALL 18 AL 25 GENNAIO 2015

ZIBALDONE N.10 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

....2 -  La malattia del "martalismo" (che viene da Marta), dell’eccessiva operosità: ossia di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, "la parte migliore": il sedersi sotto i piedi di Gesù (cfr Lc 10,38-42). Per questo Gesù ha chiamato i suoi discepoli a "riposarsi un po'" (cfr Mc 6,31) perché trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione. Il tempo del riposo, per chi ha portato a termine la propria missione, è necessario, doveroso e va vissuto seriamente: nel trascorrere un po’ di tempo con i famigliari e nel rispettare le ferie come momenti di ricarica spirituale e fisica; occorre imparare ciò che insegna il Qoèlet che «c’è un tempo per ogni cosa» (3,1-15).
3 - C’è anche la malattia dell’"impietrimento" mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e un "duro collo" (At 7,51-60); di coloro che, strada facendo, perdono la serenità interiore, la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando "macchine di pratiche" e non "uomini di Dio" (cfr Eb 3,12). È pericoloso perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! È la malattia di coloro che perdono "i sentimenti di Gesù" (cfr Fil 2,5-11) perché il loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo (cfr Mt 22,34-40). Essere cristiano, infatti, significa «avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5), sentimenti di umiltà e di donazione, di distacco e di generosità. .(continua...)

(da L'OSSERVATORE ROMANO)
Il Parroco

                                                         

                                                            SETTIMANA DALL'11 AL 18 GENNAIO 2015

ZIBALDONE N.9 - ESAME DI COSCIENZA PER LA CURIA ROMANA.....MA NON SOLO!

Ha creato scalpore e scandalo in taluni il discorso del Papa per gli auguri natalizi alla curia romana nel quale ha elencato quindici malattie o tentazioni. Quel discorso riguardava solo quanti operano nei diversi organismi della Curia romana, ma sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano, comunità, parrocchia, movimento ecclesiale, e possono colpire sia a livello individuale sia comunitario, dice Papa rancesco.
Per questo mi pare opportuno portarli a conoscenza:
1. La malattia del sentirsi "immortale", "immune" o addirittura "indispensabile" trascurando i necessari e abituali controlli. Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo. Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente (cfr Lc 12, 13-21) e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti. Essa deriva spesso dalla patologia del potere, dal "complesso degli Eletti", dal narcisismo che guarda appassionatamente la propria immagine e non vede l’immagine di Dio impressa sul volto degli altri, specialmente dei più deboli e bisognosi8. L’antidoto a questa epidemia è la grazia di sentirci peccatori e di dire con tutto il cuore: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17, 10).(continua...)
(da L'OSSERVATORE ROMANO)
​Il Parroco

                                                                 SETTIMANA DAL  21 AL 28 DICEMBRE 2014 

ZIBALDONE N.7 - NON DOMANDATEMI CHI E' GESU'
Carissimi non domandatemi chi è Gesù.
La carne, la ragione, la storia non lo sanno.
Domandatelo a quanti sono nella luce, penetrati dalla luce, abitati dallo Spirito.

Ne conosco tanti.
Domandatelo a quel mio amico, disteso su una carrozzella, compianto per il suo male. Perchè dite: "povero giovane?". Voi non direste "povera sposa a colei che riceve ogni giorno un dono dal suo sposo".
Sono ammalati, suore, giovani che lottano per fare misericordia, amore sulla terra. Sono anziani che hanno nella bisaccia del ritorno la gioia del Padre, cristiani su un terreno di presenza e non di potenza, di servizio e non di predominio.
Poveri, deboli, che gettano nel cuore della storia manciate di grano e di pace, che soffrono, che si ostinano a credere che il mondo non debba essere, per forza, degli affaristi, dei predoni.
Viandanti, amici di Cristo incognito, lungo la strada di Gerico e di Emmaus, che giurano nel giorno dei deboli, il giorno di Abele.
No, non domandatemi chi è Gesù. Domandatelo a Salvatore, sette operazioni, l'ultima, la piaga purulenta: "Nino, i granai sono stati aperti, spero di metterci dentro quante più anime è possibile".
Sono sacerdoti stupendi, con il cuore di Dio, buttati sulla strada degli uomini, a raccogliere bambini e dolori, drogati e violenti.
Madri, moltissime, come Maria sotto la croce, ostie sul mondo, tante vite normali " che non hanno la visione e non fanno visione". I martiri ignoti del mondo, il sangue, la testimonianza cruenta di cristiani braccati casa per casa, a decine, a centinaia, fatti saltare nel tempio, in preghiera dinanzi al Dio della pace.
Domandatelo a loro, vestiti di speranza e di nudità, loro sanno chi è Gesù. Loro hanno incontrato Gesù.
( Nino Barraco )

                                                             
                                                                      SETTIMANA DAL  14 AL 21 DICEMBRE 2014 

ZIBALDONE N.6 - QUINDI DIO ESISTE
Di fronte a Dio non sono necessari i miliardi di stelle che popolano gli abissi del cielo,non è necessaria la perfezione del volo di una rondine, o la complessità di funzionamento delle cellule di un cervello umano. Basterebbe la presenza di un unico protone al quale si pone la domanda:
"Tu esisti, quindi o tu hai l'essere o tu sei l'essere.
Se hai l'essere devo risalire a qualcuno che questo essere ti ha dato, e questo qualcuno subirà la stessa domanda fino a che non arrivo a
Colui che è l'Essere".
Se il protone fosse l'Essere avrebbe in sé l'assoluta pienezza e l'essenza dell'Essere totale, non potrebbe esistere alcun altro protone uguale a lui; in lui  ogni intelligenza, potenza, sapienza
Quindi Dio c'è.
Enrico Medi -Uomo di scienza                                               

                                                    SETTIMANA DAL  7 AL 14 DICEMBRE 2014 
ZIBALDONE N.5: L'UMILTA' NON FA RUMORE
Camminavo con mio padre, quando all’improvviso si arrestò ad una curva e dopo un breve silenzio mi domandò: “Oltre al canto dei passeri, senti qualcos’altro?”. Aguzzai le orecchie e dopo alcuni secondi gli risposi: “Il rumore di un carretto”. “Giusto - mi disse -. È un carretto vuoto”. Io gli domandai: “Come fai a sapere che si tratta di un carretto vuoto se non lo hai ancora visto?”. Mi rispose: “E’ facile capire quando un carretto è vuoto, dal momento che quanto più è vuoto, tanto più fa rumore”. Divenni adulto e anche oggi quando vedo una persona che parla troppo, interrompe la conversazione degli altri, è invadente, si vanta delle doti che pensa di avere, è prepotente e pensa di poter fare a meno degli altri, ho l’impressione di ascoltare la voce di mio padre che dice: “Quanto più il carretto è vuoto, tanto più fa rumore”
Vi sono persone tanto povere che non hanno altro se non denaro. Nessuno è più vuoto di chi è pieno di sè. L'umiltà consiste nel tacere le proprie virtù per permettere agli altri di scoprirle. L'umiltà serena e mansueta giunge fino in fondo alle radici, in silenzio, nutrendole.
(cfr. Shalom rivista delle suore francescane di S. Chiara) 
Il Parroco                                                       

                                                       SETTIMANA DAL  30 NOVENBRE AL 7 DICEMBRE 2014

ZIBALDONE N.4: RACCONTO DI UN CELEBRE ASTRONOMO
Il celebre astronomo Kircher aveva uno dei suoi amici che dubitava dell’esistenza di Dio. Un giorno che doveva recarsi a visitarlo, collocò sul suo tavolo un magnifico globo. L’incredulo era appena entrato quando il novello oggetto colpì il suo sguardo. L’esaminò da vicino e domandò a Kircher se gli appartenesse. “No - rispose l’astronomo - Il globo che tu vedi non appartiene ad alcuno, non ha proprietario. Deve essere venuto per effetto del caso, perché io non posso spiegare altrimenti la sua presenza”. L’amico credeva che Kircher scherzasse ma l’astronomo continuò a sostenere con serietà quello che aveva affermato, non ascoltando alcuna delle reazioni dell’incredulo, fino al momento in cui questi dimostrò di prendersela a male e di andarsene. Allora Kircher sorrise e gli disse con un po’ di ironia: “Tu trovi che sarebbe assurdo ammettere che il caso abbia portato qui questo piccolo globo: come dunque vuoi poi che il caso sia autore di questo grande e mirabile globo che noi abitiamo?”. Il visitatore tacque non avendo nulla da obiettare a una argomentazione così evidente.
Il Parroco                                                         

                                                                  SETTIMANA DAL 23  AL 30 NOVENBRE 2014

ZIBALDONE N.3: Pensieri di Papa Francesco
- Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
- la vita una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura;
- La tratta di esseri umani: è un delitto;
- Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è  una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; 
- Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza, carezzando le nostre ferite del peccato;
- Il messaggio di novità portato da Gesù è quello promesso dalla fedeltà di Dio e dei profeti;
- In quale tesoro riposa il nostro cuore? Perchè dove è il nostro tesoro là sarà il nostro cuore. Il tesoro che abbiamo sono il potere, i soldi, l'orgoglio o la bontà, la voglia di fer il bene? A questo dobbiamo rispondere da soli, in casa nostra.
Il Parroco

                                                                    SETTIMANA DAL 16  AL 23 NOVENBRE 2014

ZIBALDONE N.2: Benedetto colui che viene nel nome del Signore
BENVENUTO DON DAVIDE, NUOVO VICE PARROCO
Ti salutiamo con gioia e ti auguriamo buon  lavoro!
Infatti il lavoro qui non ti mancherà.
Rinqraziamo il Vescovo che ha guardato con benevolenza la nostra comunità parrocchiale.
Il Piano Pastorale Diocesano, che pone al centro la famiglia di famiglie insieme alla dimensione missionaria che intendiamo dare alla nostra comunità troveremo in te un valido collaboratore. Ti siamo vicini e ti sosteniamo con la nostra preghiera. 
A te e a noi la benedizione del Signore!
La comununità parrocchiale

                                                           
                                                    SETTIMANA DAL 9  AL 16 NOVENBRE 2014

ZIBALDONE N.1
PENSIERI DI PAPA FRANCESCO!!!

Per praticare la giustizia fino in fondo, bisogna riconoscersi figli dello stesso Padre, quindi fratelli. 

Confessare i nostri peccati ci costa un po', ma ci porta la pace. Noi siamo peccatori, e abbiamo bisogno del perdono di Dio

Abbiate cura della creazione. Ma soprattutto prendetevi cura delle persone che non hanno il necessario per vivere.

non cediamo al pessimismo, a quelle amarezze che offre il diavolo

Una volta venne da me una signora anziana, molto umile, le dissi: “vuole confessarsi?” “Si, mi rispose lei.” Le chiesi: “Lei è convinta del perdono del Signore?” e lei: ” Sono certa, perchè Dio perdona tutto.” Allora le chiesi: “Come fa a essere cosi sicura?” e lei: “Se Dio non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe.”

Non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza.

Il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.

Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore.

il Parroco
Sac. Giuseppe Ponte                                                      

                                                          SETTIMANA DAL 2  AL 9 NOVENBRE 2014
FAMIGLIE E VANGELO
Al centro del Piano Pastorale Diocesano che il Vescovo ci ha consegnato quest'anno è la Famiglia, oggetto e soggetto di annuncio di Vangelo.
Con la sua bellezza, ma anche con le sue ferite, la famiglia pone tante domande che il recete Sinodo dei Vescovi ha messo in evidenza.
Non entriamo nel merito, ma noi vogliamo guardarla e amarla così com'è, convinti che l'ideale è sempre più bello della realtà, ma i conti li devi fare con la realtà.
Noi quest'anno sogniamo una Parrocchia Missionaria, una Parrocchia che è inviata ..., ma verso dove? verso chi? se non verso le famiglie della nostra comunità?
Cos'è la Parrocchia se non una grande famiglia formata da molte famiglie. E allora sono le famiglie della nostra parrocchia che siamo chiamati a conoscere, visitare, e alle quali annunciare il Vangelo, ma nello stesso tempo sono le famiglie, le nostre famiglie che hanno la missione di annunciare ad altre famiglie il Vangelo.
Compito arduo ma che il Consiglio Pastorale con decisione vuole affrontare il prossimo venerdì 7 novembre alle ore 21.00.
Studieremo il territorio parrocchiale per individuare strategie per annunciare il Vangelo.

il Parroco
Sac. Giuseppe Ponte                                               

                                                 SETTIMANA DAL 26 OTTOBRE  AL 2 NOVENBRE 2014

Carissimi,
abbiamo vissuto un momento forte come comunità nell''Assemblea Parrocchiale dello scorso lunedì 20 Ottobre. Padre Mario e Suor Rosmary ci hanno guidato a comprendere la bellezza di una Parrocchia Missionaria. Adesso tocca a noi impegnarci ad inventare strategie per realizzare il progetto che Dio ha sognato per la sua Chiesa. Inatnto affidiamoci al Signore nella preghiera. Per questo Domenica 26 alle ore 16.00 ci ritroveremo presso le suore di Sappusi per il ritiro parrocchiale. Guiderà la riflessione Lella Teresi una sorella della Chiesa Evangelica che fa parte del cammino Ecumenico che la nostra comunità ha intrapreso da qualche anno. Mediteremo su gli atti degli apostoli capitolo 2,36-47. Siamo invitati a partecipare per riflettere ancora insieme sul cammino che il Signore ci indica attraverso la sua parola.
il Parroco
Sac. Giuseppe Ponte   
                                                             SETTIMANA DAL 19 AL 26 OTTOBRE  2014   

Domenica 19 Ottobre, Giornata Missionaria Mondiale!
Siamo chiamati a prendere consapevolezza della nostra vocazione missionaria, pensando a tutti i missionari e le missionarie che hanno lasciato il loro paese per la terra di un altro continenete. Abbiamo in comune la stessa passione di annunciare il vangelo a cominciare dalle periferie della nostra parrocchia. Proprio in questa domenica inizia il Catechismo per i nostri ragazzi. Anche questo va visto come attuazione dell'annuncio del vangelo ad essi e alle loro famiglie. Siamo credenti e non possiamo non condividere la nostra fede con gli altri. L'ASSEMBLEA PARROCCHIALe di lunedì 20 ottobre ci lancia in questa dimensione missionaria mettendo al centro le famiglie, cuore della nostra comunità parrocchiale. Sogniamo una parrocchia che sa di essere una grande famiglia fatta di famiglie, chiamata ad annunciare il vangelo. Abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio. Per questo Domenica 26 ci ritroveremo presso l'Istituto delle Suore di Sappusi per un Ritiro Spirituale.
il Parroco
Sac. Giuseppe Ponte                    

                                                               SETTIMANA DAL 13 AL 19 OTTOBRE 2014

“DUNQUE SI RIPARTE”  

Carissimi,
dunque si riparte!
Un nuovo anno pastorale, un anno di regali da parte di Dio alla nostra comunità! Desideriamo ringraziarLo fin d'ora. L'ideale vesro cui vogliamo camminare è fare della nostra Parrocchia "Una famiglia di famiglie, protesa verso l'annuncio del Vangelo": è questo l'oggetto della nostra  ASSEMBLEA PARROCCHIALE di lunedì 20 ottobre dalle ore 18.00 alle 23.00 ( con cena comunitaria) presso l0Auditorium S.Cecilia. Ci guideranno Padre Mario Fugazza e Suor Rosmary Apaza, Missionari Comboniani.
​il Parroco

SETTIMANA DALL' 1 ALL' 8 GIUGNO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.31
"...NO ALLA MONDANITA' SPIRITUALE"
… Questa oscura mondanità si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente opposti ma con la stessa pretesa di “dominare lo spazio della Chiesa”. In alcuni si nota una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia. In tal modo la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. In altri, la medesima mondanità spirituale si nasconde dietro il fascino di poter mostrare conquiste sociali e politiche, o in una vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, o in un’attrazione per le dinamiche di autostima e di realizzazione autoreferenziale. Si può anche tradurre in diversi modi di mostrarsi a se stessi coinvolti in una densa vita sociale piena di viaggi, riunioni, cene, ricevimenti. Oppure si esplica in un funzionalismo manageriale, carico di statistiche, pianificazioni e valutazioni, dove il principale beneficiario non è il Popolo di Dio ma piuttosto la Chiesa come organizzazione. In tutti i casi, è priva del sigillo di Cristo incarnato, crocifisso e risuscitato, si rinchiude in gruppi di élite, non va realmente in cerca dei lontani né delle immense moltitudini assetate di Cristo. Non c’è più fervore evangelico, ma il godimento spurio di un autocompiacimento egocentrico. (E.G. 95)

SETTIMANA DAL 25 MAGGIO ALL'1 GIUGNO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.30
"...NO ALLA MONDANITA' SPIRITUALE"
La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale. È quello che il Signore rimproverava ai Farisei: «E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?» (Gv 5,44). Si tratta di un modo sottile di cercare «i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2,21). Assume molte forme, a seconda del tipo di persona e della condizione nella quale si insinua. Dal momento che è legata alla ricerca dell’apparenza, non sempre si accompagna con peccati pubblici, e all’esterno tutto appare corretto. Ma se invadesse la Chiesa, «sarebbe infinitamente più disastrosa di qualunque altra mondanità semplicemente morale».
 Questa mondanità può alimentarsi specialmente in due modi profondamente connessi tra loro. Uno è il fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti. L’altro è il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. È una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente. Sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non è possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore../e.g.NN.93/948
PAPA FRANCESCO
 

SETTIMANA DAL 18 AL 25 MAGGIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.29
"...NON LASCIAMOCI RUBARE LA COMUNITA'E"
Una sfida importante è mostrare che la soluzione non consisterà mai nel fuggire da una relazione personale e impegnata con Dio, che al tempo stesso ci impegni con gli altri. Questo è ciò che accade oggi quando i credenti fanno in modo di nascondersi e togliersi dalla vista degli altri, e quando sottilmente scappano da un luogo all’altro o da un compito all’altro, senza creare vincoli profondi e stabili: «Imaginatio locorum et mutatio multos fefellit».[68] È un falso rimedio che fa ammalare il cuore e a volte il corpo. È necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. È anche imparare a soffrire in un abbraccio con Gesù crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità.
Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc 12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova.[70] Non lasciamoci rubare la comunità!./e.g.NN.91/92
PAPA FRANCESCO


                           
                                                                                          SETTIMANA DAL 11 AL  18 MAGGIO 2014  
“ABBIAMO DONI DIVERSI … ”        n.28
“Si alle relazioni nuove generate da Gesù Cristo…”
… L’isolamento, che è una versione dell’immanentismo, si può esprimere in una falsa autonomia che esclude Dio e che però può anche trovare nel religioso una forma di consumismo spirituale alla portata del suo morboso individualismo. Il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca sono fenomeni ambigui. Ma più dell’ateismo, oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perché non cerchino di spegnerla con proposte alienanti o con un Gesù Cristo senza carne e senza impegno con l’altro. Se non trovano nella Chiesa una spiritualità che li sani, li liberi, li ricolmi di vita e di pace e che nel medesimo tempo li chiami alla comunione solidale e alla fecondità missionaria, finiranno ingannati da proposte che non umanizzano né danno gloria a Dio. Le forme proprie della religiosità popolare sono incarnate, perché sono sgorgate dall’incarnazione della fede cristiana in una cultura popolare. Per ciò stesso esse includono una relazione personale, non con energie armonizzanti ma con Dio, con Gesù Cristo, con Maria, con un santo. Hanno carne, hanno volti. Sono adatte per alimentare potenzialità relazionali e non tanto fughe individualiste. In altri settori delle nostre società cresce la stima per diverse forme di “spiritualità del benessere” senza comunità, per una “teologia della prosperità” senza impegni fraterni, o per esperienze soggettive senza volto, che si riducono a una ricerca interiore immanentista. (E.G.89/90)
PAPA FRANCESCO          

                                                                                       SETTIMANA DAL 4 AL  11 MAGGIO 2014   
"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.27
"SI ALLE RELAZIONI NUOVE GENERATE DA GESU' CRISTO....."       
Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo.
L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. Molti tentano di fuggire dagli altri verso un comodo privato, o verso il circolo ristretto dei più intimi, e rinunciano al realismo della dimensione sociale del Vangelo. Perché, così come alcuni vorrebbero un Cristo puramente spirituale, senza carne e senza croce, si pretendono anche relazioni interpersonali solo mediate da apparecchi sofisticati, da schermi e sistemi che si possano accendere e spegnere a comando. Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza.      
PAPA FRANCESCO                 

                                                                         SETTIMANA DAL 30  MARZO AL  6 APRILE 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.24
"NO ALL'ACCIDIA EGOISTA........"
Quando abbiamo più bisogno di un dinamismo missionario che porti sale e luce al mondo, molti laici temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero. Oggi, per esempio, è diventato molto difficile trovare catechisti preparati per le parrocchie e che perseverino nel loro compito per diversi anni. Ma qualcosa di simile accade con i sacerdoti, che si preoccupano con ossessione del loro tempo personale. Questo si deve frequentemente al fatto che le persone sentono il bisogno imperioso di preservare i loro spazi di autonomia, come se un compito di evangelizzazione fosse un veleno pericoloso invece che una gioiosa risposta all’amore di Dio che ci convoca alla missione e ci rende completi e fecondi. Alcuni fanno resistenza a provare fino in fondo il gusto della missione e rimangono avvolti in un’accidia paralizzante.
Il problema non sempre è l’eccesso di attività, ma soprattutto sono le attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei l’azione e la renda desiderabile. Da qui deriva che i doveri stanchino più di quanto sia ragionevole, e a volte facciano ammalare. Non si tratta di una fatica serena, ma tesa, pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata. Questa accidia pastorale può avere diverse origini. Alcuni vi cadono perché portano avanti progetti irrealizzabili e non vivono volentieri quello che con tranquillità potrebbero fare. Altri, perché non accettano la difficile evoluzione dei processi e vogliono che tutto cada dal cielo. Altri, perché si attaccano ad alcuni progetti o a sogni di successo coltivati dalla loro vanità. Altri, per aver perso il contatto reale con la gente, in una spersonalizzazione della pastorale che porta a prestare maggiore attenzione all’organizzazione che alle persone, così che li entusiasma più la “tabella di marcia” che la marcia stessa. Altri cadono nell’accidia perché non sanno aspettare, vogliono dominare il ritmo della vita. L’ansia odierna di arrivare a risultati immediati fa sì che gli operatori pastorali non tollerino facilmente il senso di qualche contraddizione, un apparente fallimento, una critica, una croce.
Così prende forma la più grande minaccia, che «è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità».[63] Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come «il più prezioso degli elisir del demonio».[64] Chiamati ad illuminare e a comunicare vita, alla fine si lasciano affascinare da cose che generano solamente oscurità e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico. Per tutto ciò mi permetto di insistere: non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!(E.G. 81/82/83)   
PAPA FRANCESCO

                                                                                          SETTIMANA DAL 23  AL 30  MARZO 2014
"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.23
"SI ALLA SFIDA DI UNA SPIRITUALITA' MISSIONARIA"
Oggi si può riscontrare in molti operatori pastorali, comprese persone consacrate, una preoccupazione esagerata per gli spazi personali di autonomia e di distensione, che porta a vivere i propri compiti come una mera appendice della vita, come se non facessero parte della propria identità. Nel medesimo tempo, la vita spirituale si confonde con alcuni momenti religiosi che offrono un certo sollievo ma che non alimentano l’incontro con gli altri, l’impegno nel mondo, la passione per l’evangelizzazione. Così, si possono riscontrare in molti operatori di evangelizzazione, sebbene preghino, un’accentuazione dell’individualismo, una crisi d’identità e un calo del fervore. Sono tre mali che si alimentano l’uno con l’altro.
La cultura mediatica e qualche ambiente intellettuale a volte trasmettono una marcata sfiducia nei confronti del messaggio della Chiesa, e un certo disincanto. Come conseguenza, molti operatori pastorali, benché preghino, sviluppano una sorta di complesso di inferiorità, che li conduce a relativizzare o ad occultare la loro identità cristiana e le loro convinzioni. Si produce allora un circolo vizioso, perché così non sono felici di quello che sono e di quello che fanno, non si sentono identificati con la missione evangelizzatrice, e questo indebolisce l’impegno. Finiscono per soffocare la gioia della missione in una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli altri possiedono. In questo modo il compito dell’evangelizzazione diventa forzato e si dedicano ad esso pochi sforzi e un tempo molto limitato.
Si sviluppa negli operatori pastorali, al di là dello stile spirituale o della peculiare linea di pensiero che possono avere, un relativismo ancora più pericoloso di quello dottrinale. Ha a che fare con le scelte più profonde e sincere che determinano una forma di vita. Questo relativismo pratico consiste nell’agire come se Dio non esistesse, decidere come se i poveri non esistessero, sognare come gli altri non esistessero, lavorare come se quanti non hanno ricevuto l’annuncio non esistessero. È degno di nota il fatto che, persino chi apparentemente dispone di solide convinzioni dottrinali e spirituali, spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, o a spazi di potere e di gloria umana che ci si procura in qualsiasi modo, invece di dare la vita per gli altri nella missione. Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario! (e.g.NN.78/79/80)
PAPA FRANCESCO

                                                                           SETTIMANA DAL 9 FEBBRAIO AL 16  MARZO 2014
                                                                                                                                                                                                                                                     
"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.21
"NO ALL'INEQUITA' CHE GENERA VIOLENZA"
Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione. Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. Ciò non accade soltanto perché l’inequità provoca la reazione violenta di quanti sono esclusi dal sistema, bensì perché il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice. Come il bene tende a comunicarsi, così il male a cui si acconsente, cioè l’ingiustizia, tende ad espandere la sua forza nociva e a scardinare silenziosamente le basi di qualsiasi sistema politico e sociale, per quanto solido possa apparire. Se ogni azione ha delle conseguenze, un male annidato nelle strutture di una
società contiene sempre un potenziale di dissoluzione e di morte. È il male cristallizzato nelle strutture sociali ingiuste, a partire dal quale non ci si può attendere un futuro migliore. Siamo lontani dalla cosiddetta “fine della storia”, giacché le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate.  I meccanismi dell’economia attuale promuovono un’esasperazione del consumo, ma risulta che il consumismo sfrenato, unito all’inequità, danneggia doppiamente il tessuto sociale. In tal modo la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai. Essa serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti. Alcuni semplicemente si compiacciono incolpando i poveri e i paesi poveri dei propri mali, con indebite generalizzazioni, e pretendono di trovare la soluzione in una “educazione” che li tranquillizzi e li trasformi in esseri
addomesticati e inoffensivi. Questo diventa ancora più irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che è la corruzione profondamente radicata in molti Paesi – nei governi, nell’imprenditoria e nelle istituzioni – qualunque sia l’ideologia politica dei governanti.” (e.g.NN.59/60)
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 23 FEBBRAIO AL 2 MARZO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.19
"NO A UN DENARO CHE GOVERNA INVECE DI SERVIRE"
Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio. All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato. Per queste, se assolutizzate, Dio è incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque tipo di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano. In tal senso, esorto gli esperti finanziari e i governanti dei vari Paesi a considerare le parole di un saggio dell’antichità: « Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro».
Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano./e.g.NN.57/58

PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 9 AL 16 FEBBRAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.18
"NO A ECONOMIA DELL'ESCLUSIONE" 
Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della iniquità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è iniquità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole».
Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare.
Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”». (E.G.n.53)
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 2 AL9 FEBBRAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.16
"ALCUNE SFIDE DEL MONDO ATTUALE" 
L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. Si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione. Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’inequità diventa sempre più evidente. Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignità. Questo cambiamento epocale è stato causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità, velocità e accumulazione, si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. Siamo nell’era della conoscenza e dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo. (E.G.n.52)
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 26  GENNAIO AL 2 FEBBRAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.15
"I PRIVILEGIATI DEL VANGELO" 
Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, «coloro che non hanno da ricambiarti» (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo», e l ’ evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli.(E.G.n.48)
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 19 AL 26  GENNAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.14
"UNA MADRE DAL CUORE SEMPRE APERTO"
La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre.
Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte.
Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere.Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi.Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è la "porta " del Battesimo. L'Eucarestia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenza pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori.Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 12 AL 19  GENNAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.13
"IL NOSTRO BATTESIMO..."
La comunità dei discepoli di Cristo, cioè la Chiesa, ha iniziato fin dal tempo degli Apostoli a battezzare i nuovi credenti e continua fino ad oggi. 
Fin da quegli inizi perciò il Sacramento del battesimo è stato visto come il “segno di grazia” che ci fa entrare nella comunità ecclesiale. Coloro che credono in Cristo e nel suo Vangelo, la “buona novella” di salvezza da Lui annunciata, entrano a far parte della comunità dei credenti, cioè la Chiesa, mediante il battesimo. Come si sa, il battesimo non è stato inventato dai cristiani, perché già in uso nel giudaismo. Gesù stesso, come si ricorderà, si fece battezzare nel Giordano da Giovanni il Battista. 
Egli però, come PER la cena pasquale ebraica ne cambierà radicalmente il significato. 
Da segno penitenziale di lavacro purificatore, come è rimasto ad esempio presso l’islam, o segno di conversione nella sottomissione alla volontà di Dio e fedeltà all’alleanza, come per il giudaismo, Gesù ne fa il segno di rigenerazione nella sua Pasqua: lavacro del peccato originale, morte rinascita come figli di Dio, impegno a vivere da risorti la Nuova Alleanza osservando il suo comandamento d’amore. 
La famiglia dei “figli di Dio” rigenerata in Cristo è la Chiesa:“popolo di Dio” che continua la storia della salvezza. Il battesimo così ci rende membra vive del corpo di Cristo che è la Chiesa, per usare un’altra immagine, è la Chiesa. 
Pertanto il Battesimo è il sacramento che “fa” la Chiesa nel senso che genera i suoi figli lungo lo scorrere del tempo, mediante l’acqua e lo Spirito Santo.

 

SETTIMANA DAL 5 AL 12  GENNAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.12
"DIAMO CERCATORI DI DIO"

Oggi ci viene annunciata la tenerezza di Dio.
Il mondo va avanti, noi uomini continuiamo a cercare Dio, ma il segno continua ad essere questo. Contemplando il bimbo nato in una mangiatoia, contemplando questo Dio che si è fatto bambino innamorato della nostra fragilità, in questa notte sorgono alcune domande: come senti la tenerezza di Dio in te? Ti lasci accarezzare da questa tenerezza di un Dio che ti ama, da un Dio fatto tenerezza? Oppure sei chiuso e non ti lasci cercare da questo Dio? "No, io cerco Dio" potresti dire. La cosa più importante non è che tu cerchi Dio, ma che ti lasci cercare da Lui nella tenerezza.....

Quando vediamo un Dio che si innamora della nostra piccolezza, che si fa tenerezza per coccolarci meglio, un Dio che è totale mansuetudine, completa vicinanza, non ci resta altro che aprire il nostro cuore e dirgli: Signore se tu hai operato così, aiutaci, donaci la grazia della tenerezza nelle situazioni penose della vita, donaci la grazia della vicinanza di fronte ad ogni necessità umana, donaci la grazia della mitezza di fronte ad ogni conflitto.
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA 29 DICEMBRE 2013 AL 5 GENNAIO 2014

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.11
"MADRE REGALACI IL TUO SGUARDO"

Nello sguardo della vergine, troviamo un dono permanente. E' il dono della misericordia di Dio, che la guardò piccolina e la rese sua Madre; è il dono della misericordia di Dio che la guardò dalla croce e la fece nostra Madre. Quella misericordia del Padre buono che ci aspetta in ogni angolo della strada.
E per incontrarci con questo Padre, oggi diciamo a nostra Madre: Madre, regalaci il tuo sguardo.
E non siamo soli, siamo molti, siamo un popolo, e lo sguardo della Vergine ci aiuta a guardarci fra di noi in un altro modo. 
Impariamo a essere più fratelli, perchè ci guarda la Madre.
Ad avere lo stesso suo sguardo che cerca di salvare, accompagnare, proteggere.
Apprendiamo a guardarci nel suo sguardo di Madre.
Lo sguardo della Vergine ci insegna a guatrdare quelli che di solito guardiamo di meno e che hanno più bisogno: i poveri, le persone sole, gli infermi, coloro che non hanno di che vivere, i bambini di strada, quelli che non conoscono Gesù, quelli che non conoscono la tenerezza di Maria, i giovani disadattati.

PAPA FRANCESCO

SETTIMANA 15 - 22 DICEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.9
QUESTO E' PER VOI IL SEGNO....

Nella narrazione della nascita di Gesù, quando gli angeli annunciano ai pastori che è nato il Redentore, dicono loro : “ Questo è per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”. 
Questo è il segno: l’abbassamento totale di Dio. 
Il segno è che, questa notte, Dio si è innamorato della nostra piccolezza e si è fatto tenerezza; tenerezza per ogni fragilità, per ogni sofferenza, per ogni angustia, per ogni ricerca, per ogni limite; il segno è la tenerezza di Dio e il messaggio che cercavano tutti quelli che chiedevano a Gesù un segno, il messaggio che cercavano tutti i disorientati – compresi quelli che erano i nemici di Gesù – dal profondo dell’anima era questo: cercavano la tenerezza di Dio, Dio fattosi tenerezza, Dio che ha cura della nostra miseria, Dio che è innamorato della nostra fragilità..
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA 8 - 15 DICEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.8
VERSO IL NATALE

Dio è accolto da Maria; il grembo di Maria si trasforma in un santuario coperto dallo Spirito Santo, coperto dall’ombra di Dio e da quel momento Maria inizia un cammino, un cammino di accompagnamento e sostegno alla vita che ha appena concepito, alla vita di Gesù. 
Lo aspetta, come ogni madre attende un figlio, con tanta speranza, ma prima di nascere cominciano le difficoltà; e lei continua a sostenere questa vita di difficoltà. 
Nel momento di dare alla luce deve intraprendere un viaggio per rispettare la legge, la legge civile dei romani… e lì nasce il bambino senza alcuna comodità ed ella lo accompagna; Gesù praticamente nacque in una situazione insicura… in una mangiatoia… in una stalla… non c’era posto per lui ed ella lo accompagna… Maria, la donna che riceve e accompagna la vita fino alla fine… con tutti i problemi che si possono presentare e anche con tutte le gioie che la vita ci dà. 
Maria riceve la vita e l’accompagna fino alla sua pienezza e non ha ancora terminato perché continua ad accompagnarci nella vita della Chiesa affinché vada avanti. 
La donna del silenzio, della speranza, che sopporta il dolore, che affronta le difficoltà e che sa rallegrarsi profondamente con le gioie di suo figlio.
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA 1 - 8 DICEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.7
FA TU IL PRIMO PASSO

Lo stesso Dio che ci ha amato per primo, è anche il Buon Samaritano che si fa prossimo e ci dice – come nel finale della Parabola – “Và e fa anche tu lo stesso”. 
Così semplicemente, fare quello che ha fatto Lui: anticipa i tuoi fratelli nell’amore, non aspettare di essere amato, ma ama per primo. 
Fa tu il primo passo; e questi passi ci faranno uscire dalla sonnolenza o da qualsiasi quietismo sofisticato. Passo di riconciliazione, passo di amore. 
Fa’ il primo passo nella tua famiglia, fallo in questa città … Imitiamo il nostro Dio che ci precede e ci ama per primo, compiendo gesti di solidarietà verso i nostri fratelli che soffrono solitudine, indigenza, perdita di lavoro, sfruttamento, mancanza di un tetto, disprezzo per essere migranti, infermità, isolamento nei reparti geriatrici…

PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL  24  NOVEMBRE ALl'1 DICEMBRE  2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.6
CULTURA DELLO SCARTO

Questa cultura dello scrato tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti.. La vita umana, le persone non sono sentite coemvalore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora - come il nascituro - o non serve più - come l'anziano.
Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi  e agli scarti alimentare, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e fanmiglie soffrono fame e malnutrizione.
Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato.
Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al dilàdei meri parametri economici.Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, ci chi ha fame!
Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.

PAPA FRANCESCO
 

SETTIMANA DAL  17 AL 24  NOVEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.5
ABBIAMO UN DEBITO VERSO TUTTI'

Tutti noi abbiamo un debito nei confronti degli altri: Amare.
Amare non è uno sport o solo una virtù che alcuni possono avere e altri no.
Non è solo un modo di procedere ma un debito. 
Un debito esistenziale, della stessa esistenza umana.
Colui che non ama non onora il suo debito di persona.
Chi non ha il cuore aperto al fratello di qualsiasi razza, di qualsiasi nazione, non compie il suo dovere e la sua vita finisce come una cambiale non pagata ed è molto triste terminare la vita senza aver onorato il debito esistenziale che tutti noi abbiamo come persone.
L’amore è qualcosa di concreto. 
I concetti non si amano, le parole non si amano, si amano le persone.
L’amore, all’essere concreto, fissa un impegno concreto a favore della persona, a favore dell’altro. 
Un impegno di avvicinarmi all’altro, di aprirgli il mio cuore
PAPA FRANCESCO

 

SETTIMANA DAL  10 AL 17 NOVEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.4
LA NOVITA'
La novità cifa sempre un pò di paura, perchè ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio
Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l'anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egosita, per aprirci ai suoi orizzonti. Ma, in tutta la storia della salvezza, quando Dio si rivela portà novità - Dio porta sempre novità - trasforma e chiede di fidarsi totalmente di Lui... non è la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo.
la novità che Dio porta nella nostra vita è ciò che veramente ci realizza, ciò che ci dona la vera gioia, la vera serenità, perchè Dio ci ama e vuole solo il nostro bene.

PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL  3 AL 10 NOVEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI....." N.3
La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino.
All'uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma poffre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che ci unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce.
In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce. Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore "dà origine alla fede e la porta a compimento" (Eb.12,2).
La sofferenza ci ricorda che il servizio di speranza, che guarda in avanti, sapendo che solo da Dio, dal futuro che viene da Gesù risorto, può trovare fondamenta solide e durature la nostra società.
In questo senso, la fede è congiunta alla speranza perchè, anche se la nostra dimora quaggiù si va distruggendo, c'è una dimora eterna che Dio ha ormai inagurato in Cristo, nel suo corpo (cfr.2Cor 4,16-5,5).
PAPA FRANCESCO

SETTIMANA DAL 27 OTTOBRE AL 3 NOVEMBRE 2013

"ABBIAMO DONI DIVERSI"

Qual'è la legge del popolo di Dio? E' la legge dell'amore, amore a Dio e amore al prossimo secondo il comandamento nuovo che ci ha lasciato il Signore. Un amore, però, che non è sterile sentimentalismo o qualcosa di vago, ma che è il riconoscere Dio come unico Signore della vita e, allo stesso tempo, l'accogliere l'altro come vero fratello, superandio divisioni, rivalità, incomprensioni, egoismi; le due cose vanno insieme.... Quanto è bello amarci gli uni gli altri come fratelli veri. Quanto è bello! Facciamo una cosa oggi. Forse tutti abbiamo simpatie e non simpatie, forse tanti di noi sono un pò arrabbiati con qualcuno; allora diciamo al Signore: Signore io sono arrabbiato con questo o con questa; io ti prego per lui o per lei. Pregare per coloro con i quali siamo arrabbiati è un bel passo in questa legge dell'amore. Lo facciamo? Facciamolo oggi!

Il Parroco e il Viceparroco

SETTIMANA DAL 20 AL 27 OTTOBRE  2013

"VA RIPARA LA MIA CHIESA"
                           "ABBIAMO DONI DIVERSI..."
Il Piano Pastorale tocca quest'anno un puntum dolens. Le realazioni infatti sono faticose spesso anche dentro la comunità cristiana.
Ti lascio un racconto di De Mello , a te l'attualizzazione....
"A Belfast, in Irlanda, un prete cattolico, un pastore protestante e un rabbino ebraico avevano intavolato un'accesa discussione teologica.
All'improvviso un angelo apparve in mezzo a loro e disse: "Dio vi invia la sua benedizione. Esprimete un desiderio a favore della pace e l'Onnipotente lo esaudirà". Il Pastore disse: "Fa che tutti i cattolici spariscano dalla nostra bella isola, allora la pace regnerà indisturbata". Il Sacerdote  disse: "Che non resti più un solo protestante sul sacro suolo irlandese e quest'isola sarà in pace". "E tu rabbino?" domandò l'angelo. "Tu non hai un desiderio da esprimere?". "NO", rispose il rabbino "basterà che siano soddisfatti i desideri di questi due signori e io sarò contento."
Sorridi pure....ma il desiderio di distruggere l'altro per vivere in pace è tante volte così sottile da essere così trasparente.... che non ce ne accorgiamo.
Tra di voi non sia così.....
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 13 AL 20 OTTOBRE 2013

"... VA' E RESTAURA LA MIA CHIESA..."
Carissimi amici, con l'inagurazione dell'anno catechistico inizia anche il nuovo anno pastorale e la nostra comunità riprende l'attività ordinaria dopo la pausa estiva. Abbiamo tutto un anno da vivere insieme nel segno della carità, delle relazioni di amore così come ci suggerisce il nostro vescovo nel Piano Pastorale. Come vorrei veramente che tutto fosse permeatoCarissimi amici, con l'inagurazione dell'anno catechistico inizia anche il nuovo anno pastorale e la nostra comunità riprende l'attività ordinaria dopo la pausa estiva. Abbiamo tutto un anno da vivere insieme nel segno della carità, delle relazioni di amore così come ci suggerisce il nostro vescovo nel Piano Pastorale. Come vorrei veramente che tutto fosse permeato, "inzuppato" di quell'amore che Gesù ci ha insegnato e che questa comunità annuncia ai nostri ragazzi, ai giovani, agli adulti...
Allora Risplenderà bella la nostra chiesa, i nostri occhi brilleranno di gioia, il sorriso spunterà sulle nostre labbra e la mano stringerà forte quella del fratello e della sorella.
Siamo una delle comunità più numerose della città e della Diocesi e abbiamo una grande missione: annunciare l'amore, il perdono, la pace.
Siamo fatti per questo, siamo questo!
Stiamo restaurando la cupola: e un segno: anche la nostra comunità ha qualche restauro da fare... facciamolo.
All'interno delle varie realtà aggregative ci sia amore, riconciliazione , pace.
Tra i vari gruppi ci sia rispetto, accoglienza, comunione, amore:
facciamo questo passo!
E' la carità che vi chiedo per la cupola, cioè per la chiesa vera che siamo ognuno di noi, se vogliamo rispondere sul serio alla nostra vocazione cristiana.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 2 AL 9 GIUGNO 2013

Sei invitato!

DOMENICA 16 GIUGNO 2013 ORE 13.00: PRANZO PARROCCHIALE, PRESSO RISTORANTE DE VITA

UN'OCCASIONE BELLA PER UN GESTO D'AMORE! NON MANCARE!!!!!

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 

SETTIMANA DAL 26 MAGGIO AL 2 GIUGNO 2013

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

VERSO IL CORPUS DOMINI  (anno della fede n°29)

L'EUCARESTIA: UN DONO SEMPRE NUOVO

SETTIMANA DAL 19 AL 26  MAGGIO 2013

Pentecoste, festa difficile (anno della fede n.29)
Sì, la Pentecoste è una festa difficile.
Ma non perché lo Spirito Santo è un illustre sconosciuto, anche per molti battezzati e cresimati. E' difficile perché provoca l'uomo a liberarsi dai suoi complessi. tre soprattutto, da poter individuare così.
Il complesso dell' 'ostrica': siamo troppo attaccati alle nostre sicurezze, alle lusinghe gratificanti del passato. Ci terrorizza l'idea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele.Se non la palude, ci piace lo stagno. Di qui la predilezione per la ripetitività, l'atrofia per l'avventura, il calo della fantasia. Lo Spirito Santo, invece, ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci.
C'è poi il complesso dell' 'una tantum'. Amiamo pagare una volta per tutte.
Preferiamo correre soltanto per un tratto di strada.
Lo Spirito Santo, invece, ci chiama a lasciare il sedentarismo comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla strada subendone i pericoli. Ci obbliga a pagare, senza comodità forfettarie,il prezzo delle numerosissime rate di un impegno duro, scomodo, ma rinnovatore
E c'è, infine, il complesso della 'serialità'. Benché si dica il contrario, noi oggi amiamo le cose costruite in serie, gli uomini fatti in serie, i gesti promossi in serie. Viviamo la tragedia dello standard. C'è un livellamento che fa paura, l'estro provoca scetticismo. Chi non è inquadrato viene visto con diffidenza. 
Lo Spirito Santo, invece, al rispetto della molteplicità, al rifiuto degli integralismi, alla gioia di intravedere che lui unifica e compone le ricchezze dalla diversità.
La Pentecoste vi metta nel cuore una grande nostalgia del futuro. (Don Tonino Bello)
IL PARROCO E IL VICEPARROCO


SETTIMANA DAL 12 AL 19  MAGGIO 2013

PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO (anno della fede n.28))

O Spirito Santo,

contemplarti vuol dire
immergere il nostro sguardo nell’invisibile,
nella profondità del mistero di Dio.
Tu non hai un volto umano
come il Cristo del Vangelo,
né le sembianze del Padre;
ma rinunciando a raffigurarti in qualche modo,
noi vogliamo aderire a te
con tutte le nostre forze.
O Spirito di Dio,
tu non hai volto perché sei il fuoco dell’amore,
poiché unisci il volto del Padre e del Figlio,
per formarne uno solo in una fusione sublime.
O Spirito Santo,
tu che sei il soffio che emana
dal Padre e dal Figlio,
porta il giusto respiro alla nostra vita;
la luce al nostro intelletto,
il vero slancio al nostro cuore
in modo da poter amare i nostri fratelli. Amen. (BEATA ELENA GUERRA)
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 5 AL 12 MAGGIO 2013

IL DONO DELLO SPIRITO SANTO (anno della fede n°27)

Dobbiamo imparare a chiedere allo Spirito Santo che ci illumini su ciò che veramente può dare un senso profondo alla nostra esistenza e che ci dia gli strumenti necessari per poter arrivare alla meta. Lo Spirito Santoè Colui che ci conduce alla verità tutta intera, ci mostra di volta in volta tutte le trappole sul nostro cammino e ci dà anche degli strumentii eccezionali per vedere intorno a noi prodigi. Abbiamo bisogno di essere rivestiti di forza dall'Alto per non cadere nella schiavitù della paura. Ed ecco, io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'Alto».(Lc 24,29). "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra»( At 1,8)
Il Signore che è luce ci rivela la nostra fragilità, ma desidera rivestirci della sua forza, perchè sulla debolezza si possa manifestare la sua potenza. Abbiamo una meravigliosa notizia: la parola di Dio ci assicura che lo Spirito Santo viene donato non a chi già è santo, non a chi è bello, buono o nato bravo, ma a tutti coloro che credono.
A Pentecoste i presenti si sentirono trafiggere il cuore /At 2.37). Lo Spirito Santo fa questo effetto: ti illumina sul tuo peccato. La gente si sente trafiggere il cuore e chiede a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" e Pietro risponde:" Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro" (At 2,38-39)
IL PARROCO E IL VICEPARROCO


SETTIMANA DAL 28 APRILE AL 5 MAGGIO 2013 

SETTIMANA DAL 21  AL 28 APRILE 2013

LA "PRIMA COMUNIONE" dei nostri ragazzi (anno della fede n°25)

Nelle domeniche del mese di Maggio i nostri ragazzi riceveranno il sacramento dell'EUCARESTIA PER LA PRIMA VOLTA. E' un evento di fede che non interesssa solo essi e le loro famiglie, ma tutta la comunità parrocchiale che gioisce perchè tanti piccolo amici diventano suoi commensali, mangiano assieme alla stessa tavola dove viene dato il Corpo e Sangue di Gesù.

L'Eucarestia è un'Azione di Grazie al Padre per tutti i benefici della creazione e della Redenzione. E' il Memoriale del sacrificio di Cristo che la Chiesa ri-presenta al Padre per la salvezza del mondo.

E' la presenza di Cristo operata attraverso la sua Parola e il Suo Spirito, una presenza sostanziale per cui Cristo è presente tutto intero, uomo-Dio, nei segni del pane e del vino.

Tale presenza, attuata nella Messa, è finalizzata al Sacrificio e alla Comunione, ma perdura al di là della Messa per cui la Chiesa offre il culto dell'adorazione che continua la partecipazione ad essa.

L'Eucarestia è il Banchetto Pasquale, comunione al Corpo e al Sangue di Gesù e produce effetti mirabili, accresce l'unione con il Signore, ci distacca dal peccato, ci rafforza nell'unità della Chiesa, ci impegna nel servizio ai fratelli.

Auguri ai nostri ragazzi e alle loro famiglie che possano scoprire sempre più la grandezza e la bellezza del sacramento e divenire segno di speranza per la Chiesa e per il mondo.

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 

SETTIMANA DAL 14  AL 21 APRILE 2013

SETTIMANA DAL 7  AL 14 APRILE 2013

(anno della fede n° 24)

E' la seconda Domenica di Pasqua


IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 

SETTIMANA DAL 31 MARZO AL 7 APRILE 2013

E' RISORTO, ALLELUIA!!!

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 24 AL 31 MARZO 2013

"SE UNO E' IN CRISTO E' UNA CREATURA NUOVA; LE COSE VECCHIE SONO PASSATE, ECCO NE SONO NATE DI NUOVE" (2 Cor 6,17)

 

 

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 17 AL 24 MARZO 2013

CARISSIMO, PAPA FRANCESCO

TI SCRIVO QUESTA BREVISSIMA LETTERA PER DIRTI CHE IO  E LA MIA COMUNITA' PARROCCHIALE DI SAN TOMMASO DI CANTERBURY SIAMO FELICI DELLA TUA ELEZIONE.
VOGLIAMO RINGRAZIARE IL SIGNORE CHE TI HA CHIAMATO E I CARDINALE CHE TI HANNO SCELTO E VOGLIAMO RINGRAZIARE TE CHE HAI ACCETTATO.
LA GIOIA NOSTRA è GRANDE. HAI RIACCESO SPERANZE NEI NOSTRI CUORI.
GRAZIE PER IL BUONASERA! CON CUI CI HAI SALUTATO!
GRAZIE PER IL CAPO CHINATO A RICEVERE LA NOSTRA PREGHIERA DI BENEDIZIONE E PER IL SILENZIO CHE L'HA ACCOMPAGNATO
GRAZIE PER AVER PERDONATO I CARDINALI CHE TI HANNO ELETTO!
GRAZIE PER AVERCI INSEGNATO A PREGARE!
GRAZIE PER UIL TUO SORRISO!
gRAZIE PER LA NOSTALGIA DI dIO CHE CI HAI TRASMESSO E PER LA GIOIA DI ESSERE ANCORA CRISTIANI E CATTOLICI!
GRAZIE PERCHè TI SEI RESO DISPONIBILE A DIO PER LA CHIESA E PER IL MONDO!
TI VOGLIAMO BENE E TI CHIEDIAMO DI BENEDIRCI!
Il Parroco, il Viceparroco e la comunità parrocchiale della Chiesa Madre di Marsala, Parrocchia San Tommaso di Canterbury

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 10 AL 17 MARZO 2013

"Il Crocifisso - Risorto"

Ma come si fa a capire fino in fondo cosa voglia dire che la Risurrezione di Gesù sia un evento della fede? Come si fa ad essere certi che Gesù sia risorto? e Sopratuttodi che certezza è capace la fede? Come possiamo fidarci?La risposta della fedeè semplice e coraggiosa. La credibilità della Resurrezione dipende allo stesso modo dalla certezza della crocifissione e dalla testimonianza degli apostoli di averlo riconosciuto Risorto. la certezza storica della croce di Gesù è attestata non solo dai Vangeli e dalla Chiesa, ma anche dagli storici e dagli studiosi del tempo, non certamente cristiani o di parte, ma consapevoli di dover evidenziare i fatti più importanti della storia romana. Gesù è uno dei tanti condannati a morte del suo tempo, con la pena della croce, destinata dai Romani fondamentalmente ai colpevoli di furto o ai ribelli all'imperatore. Gesù non è un ladro, non è un ribelle politico, eppure viene condannato con la sua croce. La sua condanna fa notizia in tutto l'impero perchè è legata alla sua fede, alla sua religione, che viene usata in modo politico e sovversivo. Roma è stata tollerante con le religioni dei popoli, ma i capi religiosi del popolo hanno accusato Gesù di bestemmia, di farsi figlio di Dio, di voler cambiare l'esperienza religiosa di figliolanza di tutto Israele, di voler non riconoscere per questo la regalità di Cesare. Pilato ha avuto paura dei capi religiosi e di perdere il potere politico e non ha difeso un innocente e la sua libertà religiosa. Principio di diritto romano . Questa è certezza storica: Gesù paga con la Croce il suo legame di figlio con Dio. Questa notizia attraversa non solo l'impero romano, ma anche la storia, e giunge, per i Vangeli, fino a noi.

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL  03 AL 10 MARZO 2013

La Risurrezione di Gesù è un fatto storico?

E' di capitale importanza rispondere a questa domanda. San Paolo, infatti dice: "Se Cristo non è risuscitato, allora vana è la nostra predicazione ed è vana la nostra fede" (1 Cor,15,14)
La Risurrezione di Gesù è un fatto storico come il crollo delle torri gemelle?
Diciamo subito che la Risurrezione  di Gesù è un fatto storico e un evento per la fede, ma anche un evento per la fede o meglio un evento per la fede che comporta un fatto storico. 
Fatto storico è la testimonianza degli apostoli, uomini che hanno vissuto con Gesù, l’avevano considerato il messia, hanno proclamato di averlo visto vivo dopo la sua morte sulla croce.
Questa è la testimonianza storica: ma la Risurrezione, come passaggio dalla morte alla vita eterna, può essere una realtà soltanto per la fede.
La risurrezione di Gesù non può essere in nessun modo equiparata alla rianimazione di un cadavere, come nel caso di Lazzaro.Questi ritorna al mondo di prima e muore una seconda volta, mentre per Gesù non c'è una seconda morte non si tratta di una rianimazione tanto è vero che non se ne accorsero subito della sua presenza di Risorto

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 24 FEBBRAIO AL 03 MARZO 2013

In Gesù l'Onnipotenza dell'amore è il Perdono
Gesù partecipa alla Onnipotenza di Dio che è una potenza di umiltà, di nascondimento di sé, annullando se stesso, morendo sulla croce per noi e donandoci così il suo perdono.
Il perdono non è l'indulgenza, ma una ri-creazione una nuova creazione.
E' la ri-creazione della libertà dell'uomo che l'ha persa con il peccato.
A Dio è necessaria più potenza per perdonare che per creare.
E' nella sua morte che Cristo partecipa alla potenza suprema, ri-creatrice di Dio.
Gesù Figlio di Dio, nato da Maria, appartenente alla nostra umanità, ha la potenza di perdonarci, in forza della sua morte.
Noi siamo salvati dal sangue di Cristo versato per noi, sangue che è il segno non di una compensazione offerta alla giustizia di Dio, ma segno di un amore che si spinge fino alla morte, fino alla fine del dono, fino al perdono o dono perfetto

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 SETTIMANA DAL 17 AL 24 FEBBRAIO 2013

Cristo nella sua passione e morte ci svela un Dio che è tutt'altro da noi!
Il Padre no esige la passione e la morte di suo Figlio per salvare noi.Nel sacrificio del Figlio il Padre sacrifica quanto ha di più caro. sacrifica se stesso poichè l'essere del Padre non è che per il Figlio e in forza del Figlio.
Consegnandoci il Figlio, il Padre consegna se stesso e ci rivela che il suo essere più profondo è "consegna di sè"per questo più volte ricorre nel Vangelo il verbo "consegnare". La morte di Gesù svela che l'eesre di Dio tutt'altro rispetto a quello che noi ci rappresentiamo di Lui. Le perfezioni di Dio sono infinitamente superiori alle nostre, ma hanno una modalità nuove: noi siamo ricchi quando possediamo: Dio invece è ricco quando si spossessa. Noi siamo forti quando dominiamo; Dio invece è forte quando si fa servo. Cristo è venuto per rivelarci il vero volto di Dio.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 10 AL 17 FEBBRAIO 2013 

Credo in Gesù Cristo, che fu crocefisso, morì e fu sepolto.......
Vivere vuol dire amare, ma amare vuol dire morire perchè significa non essere, non esistere che per gli altri. E' quello che Gesù manifesta morendo sulla croce. S.Paolo scrive ai Filippesi (Fil.2,7-9) "Dio spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo obbediente fino alla morte e alla morte di croce"
Ciò vuol dire che l'essere di Dio è dall'aeternità nell'atto di donarsi, di consegbnarsi a noi e per noi.
I giudei apsetttavano un Dio che si manifestasse in modo trionfalistico e invece sul Calvario Dio si nasconde, tace. E' un Dio disarmato. Lo si pensava potente e ricco, ora si scopre che lo è veramente, ma la sua potenza e ricchezza non consistono nel possedere, ma nel donare: è la ricchezza di una consegna di se totale e senza pretese. Dio non è più proprietario di se stesso, in Lui non esiste più proprietà alcuna.
Tutto è stato donato anche il Figlio.....

IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 SETTIMANA DAL 03 AL 10 FEBBRAIO 2013

Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio......
Chi è Gesù Cristo? Generalmente noi rispondiamo:  il Figlio di Dio si è fatto uomo. E perchè si è fatto uomo? Per salvarci". E' vero, ma c'è una frase di Gesù nel vangelo di Giovanni che suona così: "Chi vede me vede il Padre"(Gv 14,9). Possiamo allora dire che il Figlio di Dio si fa uomo in Gesù di Nazareth per rivelarci il volto di Dio, per dire chi è Dio.Noi conosciamo Dio attraverso Gesù! Gesù è venuto perchè noi ci ingannassimo su che cosa e chi è Dio!Tutto ciò che Gesù dice o fa rivela Dio.
Ciò che esiste visibilmente in Gesù, esiste misteriosamente e invisibilmete in Dio.
Se l'incarnazione ci dice che Gesù è umile, allora Dio è umiltà. Se Gesù è povero vuol dire che Dio è povero. Se Gesù lava i piedi di uomo vuol dire che Dio è servo.
E la morte di Gesù sulla croce rivela il volto di un Dio che ama fino a dare tutto se stesso per amore. Cristo si è fatto ubbidiente al Padre fino alla morte per rivelare Dio così come egli è: amore, che ama talmente l'uomo fino a morire a se stesso per L'ALTRO.
La morte allora in Dio è identica alla vita.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 27 GENNAIO AL 03 FEBBRAIO 2013

L'UMILTA' DI DIO 
Stiamo insistendo molto, forse, sull'immagine di Dio su questo foglietto settimanale, ma siamo convinti che la verità della fede gioca soprattutto sull'idea che l'uomo si è fatta di Dio senza confrontarla con la rivelazione di Dio stesso. 
Ti può sembrare una novità, ad esempio, che Dio è umile, anzi il più umile di tutti gli esseri. 
E' umile non nel senso che sarebbe bisognoso o debole, ma nel senso che l'amore non può guardare l'altro dall'alto in basso. Come può un uomo amare la sua donna e dire a lei:" Ti amo, ma non dimenticare che io sono superiore a te. Io sono professore di filosofia, sono ministro e tu sei una povera sartinaappena diplomata" E' amore questo? Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli per rivelarci chi è Dio.
Dio non può che mettersi in basso, altrimenti non possiamo dire più che è amore . Direte:" Ma Dio è più grande di noi!" . Certo, ma più grande in amore, perchè Egli non è altro che Amore.
Noi Non riusciremo mai ad essere umikli come lo è Dio.
Dio non ha bisoghno di prestigio, di artifici, di titoli.... Dio è la pienezza dell'umiltà. Dio non è potenza da mostrare, ma potenza da nascondere.
La maestà di Dio non emana dalla sua onnipotenza ma dalla sua maestosa umiltà che ti conquista eti seduce appunto perchè disarmata e disarmante.
Come siamo lontani da Giove e dai nostri trionfalismi religiosi!
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 20 GENNAIO AL 27 GENNAIO 2013

LA POVERTA' DI DIO
L'amore comporta sempre un grado di povertà.
Amare significa dire all'altro "Tu sei tutto per me! Tu sei tutta la mia gioia!" ed è una parola di povertà, perchè se sei tu ad essere il mio tutto, io sono nulla.... e io allora sono povero.
Se è così dell'uomo, olto di più per Dio.
Dio è la povertà assoluta. In Lui non c'è traccia di opossesso, di avere
Eternamente il Padre dice al Figlio: "Tu sei tutto per me"
E il Figlio dice al Padre: "Tu sei tutto per me."
E lo Spirito Santo è il dinamismo stesso di questa povertà.
Possiamo dire che Dio è il più povero di tutti gli esseri perchè infinitamente ricco in amore e non in avere.
Se vuoi si può dire:" Dio possiede tutto, ma ha tutto da donare".
La povertà materiale di betlemme e di Nazaret è solo il segno di una povertà più profonda, povertà immensa, infinita, assoluta di Dio senza la quale non possiamo affermare che Dio è amore.
Come siamo lontani da certe immagini di Dio!
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 13 GENNAIO AL 20 GENNAIO 2013

COS'E' L' AMORE!
Dio non è che Amore, ma cos'è l'amore?
Diciamo subito che l'amore non è sentimentalismo.
La prima caratteristica dell'amore si manifesta nel DONO e nell'ACCOGLIENZA.
Simbolo bellissimo del dono e dell'accoglienza è il BACIO.
Esso non può essere svenduto o dato per gioco
Il bacio è lo scambio dei respiri, di quanto c'è di piùprofondo in due persone. Nell'amore vero l'altro diventa centro di me e io di lui.Io vivo per lui e lui per me. Amore significa vivere per l'altro: è il dono; e in forza dell'altro: è l'accoglienza.
E' qui il mistero della Trinità: se Dio è amore e l'amore è dono e accoglienza è necessario che in Dio ci siano più persone.
Non ci si dona a se stessi ne ci si accoglie da soli.
La vita di Dio è Accoglienza e Dono.
Il Padre è eterno movimento verso il Figlio ed esiste in forza del Figlio. E' paternità in forza del Figlio, come il Figlio è tale in forza del Padre e lo Spirito è il loro reciproco Amore.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 6 GENNAIO AL 13 GENNAIO 2013

DIO NON E' ALTRO CHE AMORE
Per avvicinarci alla conoscenza di Dio come ce lo ha rivelato Gesù, bisogna purificare le nostre ideee su di Lui.Affermare, ad esempio, che Dio è Onnipotente significa porre la potenza come caratteristica della divinità che la può esercitare con il dominio e la distruzione. Noi cristiani non crediamo in un Dio Onnipotente ma in Dio Padre Onnipotente, cioè Amore Onnipotente.
L'onnipotenza di Dio è l'Onnipotenza dell'amore: è l'Amore che è Onnipotente.Dio può tutto? No, Dio non può tutto. Dio può soltanto ciò che l'amore può, perchè egli non è altro che Amore.Tutte le volte che usciamo dall'amore, ci inganniamo su Dio. Dio non è un Onnipotente che potrebbe amarmi, ma un amore onnipotente incapace di distruggere, di fare del male, che invece arriva a dare la sua vita fino alla morte.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

 

SETTIMANE DAL 24 DICEMBRE 2012 AL 6 GENNAIO 2013

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!!!!
IL PARROCO, IL VICEPARROCO E LA COMUNITA' PARROCCHIALE


SETTIMANA DAL 16 AL 23 DICEMBRE 2012

DA UN DIO POTENZA AUN DIO AMORE
La potenza è ambigua cioè può fare tanto bene, ma anche tanto male.
Hitler per esempio fu molto potente: voi vi consegnereste totalmente a una potenza del genere?
I pagani avevano una concezione di un Dio onnipotente che quindi poteva far loro del bene, ma anche del male e allora bisognava farselo amico con sacrifici e preghiere. La Bibbia ci manifesta questo cammino lento, una vera e propria conersione da un Dio potenza a un Dio amore.
I profeti hanno cercato di far comprendere al popolo d'Israele che la strada per farsi amica l'onnipotenza di Dio non era quella di bruciare incensi, offrire tori, capri e moltiplicare feste e cerimonie, quanto quella di praticare la giustizia, vivere rapporti di fratellanza con gli altri.
Alla fine Gesù venne a rivelarci che Dio è Amore. Il cammino del popolo di Dio è anche il nostro. Anche noi siamo chiamati a convertirci da un Dio che è solo onnipotente a un Dio che è soltanto amore e amore onnipotente.
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL  9 AL 16 DICEMBRE 2012

CHI E' DIO?
Dio è Amore. E' la rivelazione di Gesù. si fa fatica a concepire l'incarnazione del Figlio di Dio se Dio non è amore. Il movimento profondo imfatti dell'amore è diventare l'essere amato: non solo di essere unito a Lui, ma di essere uno con Lui. E' una tendenza che esiste già nell'amore umano, ma che non è pienamente realizzabile. Amare è gioia immensa, ma ti fa entrare anche nella sofferenza perchè amore comporta il rischio del tradimento, dell'abitudine, dell'affievolimento progressivo del reciproco sentimento, ma soprattutto perchè mai si può realizzare l'essere l'uno con l'altro. Solo Dio realizza questa unità nell'incarnazione, facendosi uomo, uno come noi in Cristo Gesù che è a un tempo Dio e uomo. Tutto il cammino di conversione in realtà è nel passare da un dio inteso come potenza a un Dio adorato come amore. Inizialmente l'uomo considera Dio "Onnipotente". Gli uomini primitivi, infatti, in preda a mille pericoli della natura con un esistenza fragile, in balia delle bestie selvagge, alle tempeste, ai terremoti, alle epidemie cercano instintivamente una potenza che li protegga e allora hanno sacralizzato il sole, la luna, gli astri, gli animali,le potenze stesse della natura.... ma una potenza può far del bene e può far male.... Bisogna uscire dall'ambiguità ma come? (continua)
IL PARROCO E IL VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 2 AL 9 DICEMBRE 2012

Dio è Onnipotente?
Non provi fastidio a pronunciare queste parole? Penso che per molti non faccia difficoltà: se Dio è Dio non si capisce perchè non dovrebbe essere onnipotente! per qualcuno però, l'onnipotenza di Dio è il motivo più serio per non credere. Preferiscono un cielo vuoto al fantasma di un imperatore del mondo, tiranno, despota, supremo drammaturgo che manovra noi, sue creature come marionette; un Dio che nega e distrugge praticamente la nostra libertà. Sarebbe impossibile fidarsi di un Dio, abbandonarmi a Lui, se non sapessi nulla sulla natura della sua onnipotenza. Di quale potenza è potente Dio? E' una potenza che minaccia la mia libertà? Se io non credessi che Dio è potente solo della potenza di amare e di andare fino in fondo all'estremo dell'amore, cioè di morire per quelli che ama e di perdonare quelli che fanno del male, se non credessi che la potenza di Dio è una potenza diversa, preferirei non credere in Dio. Ma cambia tutto se l'onnipotenza di Dio è l'onnipotenza dell'Amore! Infatti il cristiano non dice di credere in un Dio onnipotente ma in un Dio PADRE
IL PARROCO E IL VICEPARROCO 

SETTIMANA DAL  25 NOVEMBRE  AL 2 DICEMBRE 2012

CREDO IN UN SOLO DIO, PADRE ONNIPOTENTE....
Quante volte hai pronunziato questa professione di fede, soprattutto nella Celebrazione Eucaristica!
Il Credo manifesta la semplicità della fede. Essa può essere detta con poche parole. Il fondamento di tutta la vita della Chiesa dal quale si sviluppa la confessione del Credo Apostolico (quello da noi imparato al Catechismo) e del Credo Niceno-Costantinopolitano (detto così perchè pronunziato nel Concilio Ecumenico di Nicea del 325 e poi perfezionato nel Concilio di Costantinopoli del 381 quello che proclamiamo solitamente nella Celebrazione Eucaristica) è racchiuso nella verità semplicissima: "Gesù è il Signore". e' da Gesù che si rivela Figlio di Dio che nasce tutta la fede della Chiesa. Essa da Lui scopre che Dio è Amore trinitario e ha inviato il Figlio per donare a noi la salvezza e la vita. Il Credo è una sintesi armonica e articolata delle principali verità di fede. Esso in fondo non è che un ampliamento del simbolo difede battesimale quando ci è stato chiesto: "Credi nel Padre? Credi nel Figlio? Credi nello Spirito Santo?"
IL PARROCO E IL VICE PARROCO

SETTIMANA DAL 18  AL 25 NOVEMBRE  2012

IO CREDO IN DIO

Possiamo pensare al cristianesinmo e alla fede come a qualcosa di molto complesso. Invece la fede è qualcosa di molto semplice. Il Papa afferma:" la fede cistiana è nella sua essenza INCONTRO CON IL DIO VIVENTE"
Dio è il vero e ultimo contenuto della nostra fede.
In questo senso il contenuto della fede è molto semplice: IO CREDO IN DIO. Ma la realtà più semplice è sempre anche quella più profonda che tutto abbraccia. Possiamo credere in Dio perchè Dio ci tocca, è in noi. Possiamo credere in Lui, perchè esiste coluiu che egli ha mandato, Gesù, suo Figlio. Possiamo dire che la fede è partecipazione allo sguardo di Gesù: vedere come Lui vede: le cose, gli altri, Dio. Dio è la perla per cui noi vendiamo tutto. Dio solo Basta. Chi ha trovato Dio, ha trovato tutto. Ma noi lo possiamo trovare perchè egli per primo ci ha cercato e ci ha trovato.

IL PARROCO E IL VICE PARROCO

SETTIMANA DALL' 11  AL 18 NOVEMBRE  2012

DIO GODE DI FARSI CONOSCERE. L'uomo è fatto per Dio, ma non lo può conoscere solo con le sue capacità.credeare, avere fede è un dono che può essere solo ricevuto per grazia.
Proprio come l'amore umano, non puoi dartelo da solo. Per questo l'amore per una persona è sempre qualcosa che ti sorprende. Così l'amore di Dio
L'uomo ha cercato con il pensiero, la filosofia, con la scienza e con la poesia è uno sforzo bello e santo, ma non basta raggiungere Dio. Il mondo con tutta la sua sapienza non ha conosciuto Dio" (I Cor. 1,21). Lui stesso si è rivelato e ha manifestato a noi non tanto delle verità astratte, dei comandamenti ma soprattutto il SUO VOLTO perchè lo potessimo amare e conoscere. il Concilio Vaticano II nella "Dei Verbum" al n.2 afferma : " Piacque a Dio rivelare se stesso". Non era obbligato, l'ha fatto perchè così è piaciuto a Lui. Dio gode nel farsi conoscere, lo desidera come desidera di essere amato, entrare in comunione d'amore con l'uomo. Questo avvenne in Gesù Cristo: Egli è il volto vivente di Dio: il Mistero che si è rivelato all'uomo.
IL PARROCO E IL VICE PARROCO

SETTIMANA DAL 28 OTTOBRE al 3 NOVEMBRE  2012

SETTIMANA DAL21 al 28 OTTOBRE 2012

"vOI CHE DITE CHE IO SIA" (CFR mT 16,15)
Questa è la domanda dalla quale in quest' anno  della fede dobbiamo personalmente farci interpellare.
Come Pietro e i discepoli dovremmo rispondere: "Tu sei il Cristo!".
La fede cristiana prende inizio da questa risposta che in maniera sempre più consapevole, quanti aderivano al nuovo movimento religioso fecero propria.Il cristianesimo nasce dalla risposta alla domanda fondamentale che ti fa Gesù stesso:" Chi sono io per te?" La comunità cristiana che si ritrovò sulla risposta di fedea Gesù, cominciò ad essere chiamata Chiesa.Essa approfondìsempre più attraverso i Concilii la risposta e formulò i vari simboli della fede.Quest'anno siamo chiamati a farci guidare da questa domanda e dalla risposta che dobbiamo dare a Lui."Credo in Cristo" "Credo nella sua esistenza storica e nella sua Risurrezione?" "Credo che la sua Parola è Parola di Dio?" "Credo che essere cristiano è la cosa più bella che mi possa essere capitato?"Sono domande che la nostra coscienza di cristiani pone a se stessa primo passo per essere testimoni credibili al mondo d'oggi.
il Parroco

SETTIMANA DAL14 al 21 OTTOBRE 2012

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
L'11 Ottobre, a 50 anni dal Concilio Vaticano II, il Papa Benedetto XVI ha aperto l'ANNO DELLA FEDE.
E' un'occasione privilegiata per richiamarci anzitutto al nostro modo di vivere la fede ma anche alla responsabilità che abbiamo dell'annuncio della Parola che salva

 

SETTIMANA DAL 7 al 14 OTTOBRE 2012

UN DON VITO Và UN DON VITO VIENE!!!
La storia alle volte è un pò sttrana ma se la sai guardare con gli occhi di Dio scopri che è sempre nuova e bella.
Abbiamo goduto per due anni della presenza preziosa di Don Vito Saladino, come vicario parrocchiale della nostra comunità. Ci eravamo quasi abituati , l'avevamo apprezzato e avremmo desiderato fare ancora altro cammino con Lui, ma il Vescovo lo ha destinato a Parroco-Arciprete di Poggioreale e lui obbediente ha detto "SI". Il Signore però provvede ancora alla nostra comunità e il vescovo ci fa un altto dono, un altro "Don Vito": Don Vito Impellizzeri.
Lo accoglieremo con gioia nella celebrazione eucaristica di Domenica 14 Ottobre, prenderemo un aperitivo con lui dopo la messa delle 12.00.

DON VITO IMPELLIZZERI,  è nato a Pantelleria l'8 ottobre 1971. E' stato alunno del seminario della nostra diocesi quando Il nostro Arciprete, Padre Ponte ne era il rettore. Ha fatto gli studi Teologici a Roma dove ha conseguito il Dottorato in Cristologia. E' stato delegato del vescovo per la Pastorale Giovanile Diocesana e Rettore del Seminario. Attualmente insegna Teologia Fondamentale  e Ecclesiologia Fondamentale alla Facoltà Teologica di Palermo ed è ricercatore per il dipartimento di Teologia Cristiana delle Religioni.In Diocesi si occupa del progetto Culturale. la sua venuta tra noi è un tentativo bello di coniugare l'inegnamento teologico ed il Servizio Pastorale. Carattere, stile e simpatia.....tutta da scoprire. E' milanista ma gli juventini glielo perdoneranno. Benvenuto Don Vito! Ti vogliamo già un bene immenso e ti auguriamo un'esperienza meravigliosa  tra di noi.
IL PARROCO

 AGENDA LITURGICO - PASTORALE SETTIMANALE
dal 16 Giugno 2012 , le celebrazioni eucaristiche in Chiesa Madre osserveranno i seguenti orari:

messa feriale: ore 9.30 -  (tutti i giorni, tranne il lunedì)
messa festiva: ore 9.00 - 10.30 -19.00
messa prefestiva vespertina ore 19.00


SETTIMANA DAL 17 al 24 GIUGNO 2012

TI presento la parrocchia -MINISTRI STRAORDINARI EUCARESTIA -20-
L'Eucarestia, questo dono ineffabile, anzi il massimo di tutti i doni, è lasciatocda Cristo Signore alla Chiesa sua sposa come segno e testamento del suo immenso amore.
Ora, in considerzione delle condizioni di coloro che, per motivi di salute o di età, non possono recarsi nei luoghi di culto e data la necessità pastorale di assicurare loro l'assistenza spirituale, la Chiesa ha ritenuto opportuno costituire dei "Ministri straordinari della Comunione".
Il servizio di questi, permette di recare ai fratelli, involontariamente assenti ma incorporati a Cristo e uniti alla Chiesa che celebra l'Eucarestia il duplice dono della Parola e della Comunione Eucaristica e diventa chiara testimonianza della delicata attenzione di Cristo che ha preso su di se le nostre infermità e i nostri dolori. Nella consapevolezza della propria inadeguatezza, ma con il cuore colmo di gratitudine per essere stati chiamati ad esprimere così la loror partecipazione alla missione di Cristo, svolgono il loro servizio nella nostra comunità 19 Ministri Straordinari (16 laici e 3 religiose) i quali, al bisogno, durante le varie celebrazioni affiancano anche il sacerdote nella distribuzione della Eucarestia.

SETTIMANA DAL 10 al 17 GIUGNO 2012

TI presento la parrocchia - Gli SCOUT -19-
L'Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (AGESCI) è un'associazione che si propone di educare i giovani attraverso il metodo educativo scout.
Lo scautismo è un metodo educativo nato dagli scritti e dalle intuizioni pedagogiche ddel Maggiore i Robert Baden-Powell of Gilwell.
L'obiettivo del metodo scout è sviluppare le capacità globali di ogni ragazzo e ragazza in primo luogo ai valori fondamentali dell'uomo.La metodologia applicata non è dunque basata su lezioni teoriche, ma con lo strumento dell'imparare facendo, attraverso esperienze concrete con il gioco, la vita all'aria aperta , la manualità, il canto, l'animazione espressiva, lo sport, la conoscenza della natura, la competenza tecnica, la catechesi vissuta nelle attività pratiche, la strada e il servizio. Il metodo scout è proposto ai ragazzi attraverso educatori,capi ed assistenti ecclesiastici, sacerdoti riuniti Comunità Capi. Come Capi catechisti gli adulti portano ragazzi a vivere l'iniziazione cristiana ed i sacramenti della  Cresima e dell'Eucarestia. I ragazzi trovanouna collocazione secondo l'età in branche differenti.La legge composta da 10 norme, la Promessa, che ogni socia pronuncia entrando in associazione e il Motto, differente per fascia d'età, che esprime lo spirito a migliorarsi , ad essere disponibili, essere pronti, con la convinzioneche per essere felici bisogna procurare la felicità altrui, sono alcuni dei punti su cui poggia il cammino. Lo scoutismo a Marsala ha tradizioni quasi centenarie, dopo varie presenze in chiese e parrocchie marsalesi, il Gruppo "Marsala 2" è approdato in Chiesa Madre dal 2009. Conta ben oltre 130 soci, con circa 18 capi educatori. Il Gruppo Scout "Marsala 2" ha in Padre Ponte e in Don Vito Saladino le proprie guide spirituali, nella loro qualità di Assistenti Ecclesiastici. Le iscrizioni al Gruppo Scout Marsala 2 si aprono ogni anno dopo la prima metà di settembre, secondo le disponibilità delle Branche.
I CAPI GRUPPO

SETTIMANA DAL 03 al 10 GIUGNO 2012
 
ti presento la parrocchia - Il gruppo giovanissimi - 18
E' un gruppo, nato nel 2011, che ha scelto di chiamarsi "SCHIZZIRATIZZATI" (correttamente schizzati) esso accoglie ragazzi dai 13 ai 15 anni che hanno già ricevuto i sacramenti dell'iniziazione cristiana. I ragazzi, circa 25, si incontrano settimanalmente, guidati da giovani animatori, coordinati da Ester vaccari, per approfondire problematiche del mondo giovanile, nell'ottica cristiana. Ai momenti educativi volti, soprattutto ad acquisire una formazione umana e cristiana in vista di un servizio nella comunità parrocchiale si sono alternati momenti ricreativi e di sana competizione. Il gruppo a partire dal prossimo 25 giugno e per tre settimane darà vita al grest parrocchiale "PASSPARTU'" , rivolto ai ragazzi dai 6 ai 12 anni, presso i locali di Villa Gaia. La coordinatrice e gli animatori

 
dal 1° Ottobre 2011 , le celebrazioni eucaristiche in Chiesa Madre osserveranno i seguenti orari:

messa feriale: ore 9.30 - 18.00  (tutti i giorni, tranne il lunedì)
messa festiva: ore 9.00 - 10.30 -12.00 -18.00
messa prefestiva vespertina ore 18.00



SETTIMANA DAL 27 MAGGIO AL 03 GIUGNO 2012

Domenica 3 giugno ore 13.30: PRANZIAMO INSIEME

L'idea è quella di una grande tavolata dove la famiglia che si ritrova alla mensa dell'altare a mangiare l'unico Pane che è il Corpo di Cristo, si ritrova poi, insieme a mangiare il pane ogni giorno. E' un segno di fraternità e di comunione attorno a una tavola alla quale abbiamo invitato chi non ha avuto dalla vita la fortuna di avere una famiglia, di avere un lavoro, di avere una sicurezza economica a quindi di ritrovarsi povero. Gesù ha detto: "Se tu inviti chi ti potrà ricambiare che merito ne hai, anche quelli che non si riconoscono come miei discepoli fanno lo stesso..." Per questo abbiamo pensato di invitare chi non ci potrà invitare a casa sua.
Vieni! Il pranzo lo faremo in chiesa (quale posto più bello!?): nella Cgiesa del Collegio. Il costo derl pranzo è di € 15.00 (€ 7.50 per il tuo pranzo e € 7.50 per un povero). I bambini non pagano .....i ragazzi € 7.50
Partecipa! Ti aspettiamo!
Sarà festa grande per tutti. Non mancherà la musica e ....un gruppo folkloristico "I Picciotti di Matarò".
Il Parroco e i Viceparroci

SETTIMANA DAL 20 AL 27 MAGGIO 2012

TI PRESENTO LA PARROCCHIA - 17 -IL GRUPPO FAMIGLIA
Il gruppo famiglia è presente nella nostra comunità parrocchiale da circa 10 anni ed è formato da coppie di sposi che avvertono l'esigenza di un cammino di crescita nella fede che maturi nell'eperienza del servizio nella chiesa e nella società civile. Il gruppo composto da circa 15 coppie, ha a cuore la famiglia e vuole approfondire, conoscere , formarsi umanamente e cristianamente, acquisire una sensibilità maggiore alle problematiche familiari per vivere meglio la vocazione matrimoniale, con la convinzione che la famiglia è all'origine di ogni crescita umana e sociale. i nostri incontri amichevoli a scadenza mensile ( di solito l'ultimo sabato del mese) che, con la guida del vice parroco Don Vito Saladino, si propongono nell'esperienza della catechesi, del servizio, della preghiera e della convivialità.
I responsabili Patrizia e Nino Giacalone.

SETTIMANA DAL 13 AL 20 MAGGIO 2012

TI PRESENTO LA PARROCCHIA -16 - L'ORATORIO DI SANT TOMMASO
L'oratorio San Tommaso è stato inagurato il 23 bovembre 2008. 
E' nato dalla volontà di Padre Ponte e della comunità parrocchiale come strumento e metodo per la formazione umana e cristiana di ogni componente della comunità, famiglia, giovani, anziani. L'oratorio è luogo di accoglienza e di aggregrazione per tutti coloro che, senza preclusioni di appartenenza religiosa, troavano in esso un ambiente per socializzare, condividere e imparare. Esso promuove iniziative educative che favoriscono la crescita senza dimenticare la dimensione cristiana che deve sottendenre ogni progetto. Infatti le proposte dell'oratorio intenndono promuovere la persona in tutte le sue dimensioni cognitive, affettive, comportamentali e prevede una pluralità di presenze educative come laici adulti, giovani, uomini, donne, sacerdoti, religiose. l'oratorio dispone:
di una sala giochi per offrire ai ragazzi dagli 8 ai 12 anni momenti di sano divertimento e di gioco sotto la guida e vigilanza di adulti volontari;
di una sala per un corso di decoupage aperto ai ragazzi, giovani e adulti;
di una sala per un corso di cucina , quest'anno frequentato da ragazzine.
Tutte le molteplici iniziative non si traducono in attivismo frammentario ma si inquadrano in un progetto formativo che mette al centro la valorizzazione delle diverse abilità e capacità al servizio dei bisogni della parrocchia.
I RESPONSABILI DELL'ORATORIO

 

SETTIMANA DAL 06 AL 13 MAGGIO 2012

TI PRESENO LA PARROCCHIA -15 - VOLONTARIATO VINCENZIANO
IL VOLONTARIANO VINCENZIANO è un'associazione fondata in Francia nel 1617 da San Vincenzo de Paoli, il grande Santyo della Carità. Essa è membro dell'Association International des Charités (A.I.C.) e quindi opera a livello internazionale.Il volontariano vincenziano è sorto a Marsala nel 1956 nella Parrocchia di Sant'Anna poi negli anni 60 si è formato il gruppo in Chiesa Madre sostenuto dall'Arciprete Monsignor Anfrea Linares. L'associazione è attenta ai bisogni a alle sofferenze delle persone che sono nella povertà non solo la mancanza di mezzi finanziari ma anche la mancanza di salute, lavoro, casa, solitudine affettiva, assenza di relazioni, handicaps fisici e mentali e tutte quelle situazioni che impediscono un pieno sviluppo umano. Essa opera attraverso l'incontro personale con i poveri nel loro ambiente di vita mediante un'azione a lungo termine in collaborazione con gli enti pubblici e privati per cercare di rimuovere le cause che generano povertà. Il gruppo, formato da 9 volontarie, oltre che nel centro storico è molto attivo nelle zone periferiche soprattutto ad Amabilina dove sono più rilevenati le situazioni di degrado e di povertà. alcune volontarie, inoltre sono presenti nel Carcere con viisite settimanali, nella Casa di Riposo e in altri servizi e in altri a carattere foraniale come la "MENSA FRATERNA"  e il Guardaroba dei Poveri" Per la formazione spirituale oltre a partecipare a tutte le opportunità offerte dalla parrocchia si fanno degli incontri periodici con un sacerdote missionario, Padre Santo Granà.
 La Presidente Maddalena Trapani Spanò

SETTIMANA DAL 22 AL 29 APRILE 2012

TI PRESENTO LA PAROCCHIA : La Confraternita del SS.Sacramento

La Confraternita del SS. Sacramento, detta anche "delle Quattro Maestranze" (sarti, falegnami, fabri e calzolai), risale probabilmente agli inizi del XV secolo.
Il primo documento che testimonia la sua esistenza è del novembre 1511.
Con il passare dei secoli e nonostante il susseguirsi delle guerre la presenza della confraternita non è mai venuta meno, come immutati sono stati il fervore e la devozione dei confrati. nel 1993 un decreto Vescovile di Mons. Emanuele Cartarinicchia dava alla Confraternita sel SS.Sacramento con sede in Chiesa Madre un nuovo statuto. 
La Confraternita ha il suo centro nell'Eucarestia ad essa affidata in particolare la cura della Cappella del SS.Sacramento. Momento culminante annuale è la solennità del Corpus Domini. Esso viene preparato meticolosamente nei suoi particolari.
La Confraternita non si occupa solo dell'organizzazione esteriore di ciò che riguarda il SS.Sacramento, ma i confrati sono soprattutto impegnati nel culto del SS.Sacramento che comprende in modo speciale: l'adorazione mensile, l'adorazione settimanale e le giornate eucaristiche. Obiettivo significativo della Confraternita sarebbe l'ADORAZIONE CONTINUA. Per questo essa compie un cammino di formazione alla luce del piano pastorale del Vescovo con incontri periodici. Dall'Eucarestia la Confraternita attinge la forza della carità, impegnandosi in modo particolare nel servizio con il Banco alimentare e all'Ospedale. I confrati sono circa 110 e il Priore è Pietro Angileri

 

SETTIMANA DAL 31 MARZO ALL'8 APRILE2012

SETTIMANA DAL 25 MARZO ALL' 1 APRILE 2012

E' VICINA LA PASQUA DEL SIGNORE!
Domenica prossima con l'ingresso di gesù in Gerusalemme acclamato dalla gente con rami e palme, e con la proclamazione del racconto della Passione del Signore inizia la SETTIMANA SANTA, la grande settimana dell'anno liturgico in cui faremo memoria degli avvenimenti della Passione del Signore e della sua resurrezione.
Sono giorni che vogliamo vivere con fede consapevole.
La nostra comunità si prepara alla celebrazione della Pasqua con una TRE GIORNI alla quale siamo stati tutti invitati: Padre Liborio Palmeri e il Dott. Tonino Solarino ci condurranno alla contemplazione del Mistero Pasquale.
Il GIOVEDI'  SANTO, nella mattinata celebreremo con il vescovo in cattedrale a Mazara la Messa con le benedizioni dell'olio dei Catecumeni, degli infermi e il santo Crisma, mentre la sera alle ore 19.00, in Chiesa Madre, faremo memoria dell'istituzione della Eucarestia e della Lavanda dei piedi. La notte sosteremo con Gesù in preghiera nell'orto degli ulivi.

Il VENERDI' SANTO è la giornata in cui la chiesa sospende la Celebrazione Eucaristica e contempla Gesù che muore sulla croce.
Il SABATO SANTO, giorno del grande riposo di Gesù nel Sepolcro e della sua discesa agli inferi, la Chiesa vive un momento di profondo dolore e si raccoglie in preghiera silenziosa. L'altare è spoglio, solo il Crocifisso viene mostrato in tutto il suo mistero di dolore e di morte. La notte ci raduneremo, ancora per vegliare nell'attesa della Risurrezione del Signore che prelude alla nostra.
Vi auguriamo di vivere questi giorni nella preghiera e nell'ascolto della parola che salva. Buona Pasqua a tutti!

I SACERDOTI

SETTIMANA DALL' 18 AL 25  MARZO 2012

TI RACCONTO LA PARROCCHIA....La CARITAS è un organismo pastorale che opera per promuovere la testimonianza della carità nella comunità cristiana. Nelle sue diverse articolazioni la caritas svolge la sua attività a favore di famiglie indigenti, persone sole, soprattutto anziane, emarginati sociali e stranieri. Tutti i servizi sono svolti esclusivamente attraverso l'opera del volontariato. L'obiettivo finale è essere segno dell'Amore di Dio. Ecco alcuni dei servizi offerti:
a. il centro d'ascolto: operativo il lunedì dalle 16 alle 17.00: 10 operatori incontrano le persone in stato di bisogno e dialogano con loro. L'obiettivo è agire secondo il Vangelo, accogliere il fratello, fargli spazio nel nostro cuore e testimoniare la Carità

b. l'assistenza con pacchi viveri: con cadenze mensili viene fornito a circa 450 persone iscritte e a quelli che si presentano con bisogni immediati, un pacco viveri proveniente dagli aiuti del BANCO ALIMENTARE, da acquisti della parrocchia, dalle famiglie e dai gruppi ecclesiali presenti in parrocchia
c. visite domiciliari: rivolte a famiglie e a singole persone in stato di necessità
c. doposcuola: operativo tutti i giorni della settimana dalle 15 alle 17: 12 operatori aiutano i ragazzi nello studio che versano in difficoltà
d.ascolto presso l'ospedale: 8 operatori offrono la loro testimonianza e il proprio servizio ai malati
i volontari che prestano attività in Caritas sono animati da spirito cristiano, da capacità di ascolto e dialogo, senso di accoglienza e umiltà ricevendo molto mentre offrono quel poco che la provvidenza ha messo loro tra le mani.
LA COORDINATRICE DELLA CARITAS GIOVANNA BUSTERNA

SETTIMANA DALL' 11 AL 18 MARZO 2012

TI RACCONTO LA PARROCCHIA....IL CATECHISMO
Diventare cristiani richiede un vero cammino di iniziazione, fondato sull'ascolto della Parola, sulla Celebrazione dei Sacramenti e sulla Testimonianza di vita.
La fede "ricevuta" ha bisogno di essere "trasmessa", comunicata come "buona notizia".

La catechesi rappresenta il luogo dell'esperienza di comunione con Dio e con L parola, ed è anche luogo in cui possono maturare scelte di vita coerenti con il Vangelo.
Nella nostra comunità parrocchiale, sono oltre 300 i ragazzi attualmente impegnati a percorrere questo cammino di fede culminante, poi, nella celebrazione dei Sacramenti dell'Eucarestia e della Cresima.
Quaranta catechisti, coordinati da Margherita Spanò, Giacoma Zizzo e Chichi La Francesca, accompagnano i ragazzi in questa esperienza, offrendo la propria testimonianza e il proprio servizio, mediante un incontro settimanale. Inoltre, nella piena consapevolezza che ogni fanciullo attinge e completa la propria esperienza di fede nella sua famiglia, durante l'anno liturgico sono previsti alcuni incontri tra il parroco e le famiglie di tutti i ragazzi. Ogni domenica, poi, i ragazzi, le loro famiglie, i catechisti e la comunità tutta, presieduta dal parroco, si ritrovano insieme per la celebrazione festosa dell'Eucarestia.
LE COORDINATRICI DELLA CATECHESI

Il 1° marzo alle ore 21.00 si è riunito in seduta il Consiglio Pastorale Parrocchiale, Si è dato il benvenuto a Don Antonio Civello, insediatosi in parrocchia come secondo vicario parrocchiale; si è eletto il Consiglio di Presidenza (direttivo) e Padre Ponte ha nominato la nuova segretaria. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, composto dai membri eletti, dai membri di diritto e dai membri nominati dal Presidente Arciprete Giuseppe Ponte, risulta così composto:

  membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale  
  Presidente Don GIUSEPPE PONTE  
  Vicario Parrocchiale Don VITO SALADINO  
  Vicario Parrocchiale Don ANTONIO CIVELLO  
  Coordinatrice Catechesi ZIZZO GIACOMA  - SEGRETARIA - direttivo  
  GIACALONE CARLO  -  direttivo  
  OMBRA GIACOMELLA  -  direttivo  
  PATTI ANDREANA  -  direttivo  
  PULIZZI ALESSANDRO STURIANO ANNA  -  direttivo  
  Rettore Santuario Maria SS.ma Addolorata Don Narciso  
  Rappresentante Oblate al Divino Amore MERCADO suor MARLENE  
  CAMMARERI GAIA  
  BELLINA MARIA FELICIA  
  DI BENEDETTO DANIELA  
  DANIELE LILIANA  
  FORNICH GIUSEPPE  
  CHIRCO GIACOMA  
  MILAZZO LOREDANA  
  SCARCELLA FRANCESCO  
  PUZZO ANTONELLA  
  VIZZARI ARIANNA  
  CLEMENZA MARIA RITA  
  FODERÀ SEBASTIANO  
  ALAGNA GIOVANNI  
  MUSCOLINO PAOLO TUMBARELLO CATERINA  
  coordinatrice Caritas BUSTERNA GIOVANNA  
  coordinatrice Liturgia MAGGIO ENZA  
  rappresentante CAE Ruggieri CLARA  

 

SETTIMANA DAL 26 FEBBRAIO AL 4 MARZO 2012

QUARESIMA, TEMPO DI CARITA' VERSO I POVERI, TEMPO D'AMORE VERSO LA CASA DEL SIGNORE
 
TEMPIO DI DIO E' IL CUORE DELL'UOMO. IL PRIMO IMPEGNO VERSO LA CARITA', VA VERSO L'UOMO POVERO. LA QUARESIMA è TEMPO PRIVILEGIATO DI ATTENZIONE PER CHI HA BISOGNO DI AIUTO MATERIALE,  MORALE E SPIRITUALE.
TEMPIO DI DIO E' ANCHE LA CHIESA, DOVE OGNI DOMENICA LA COMUNITà CRISTIANA SI RACCOGLIE PER CELEBRARE E INCONTRARSI COME FAMIGLIA DI FAMIGLIE.
IL TEMPIO, LA CASA DI DIO, HA BISOGNO DELLA NOSTRA CURA E DELLA NOSTRA ATTENZIONE PERCHè CI APPARTIENE: NE SIAMO RESPONSABILI.
BELLISSIMA E' LA NOSTRA CHIESA MADRE, MA SE GUARDI ATTENTAMENTE TI ACCORGI CHE TANTE SONO LE COSE CHE ORMAI IL TEMPO HA RESO FATISCENTI, BASTI GUARDARE LE CAPPELLE, LE FINESTRE E LE OPERE D'ARTE. MA L'INTERVENTO PIU'URGENTE RIGUARDA IL LANTERNINO CHE SOVRASTA LA CUPOLA E SOSTIENE LA CROCE, ED IL CUI RIPRISTINO SUPPONE UN COSPICUO INVESTIMENTO ECONOMICO ED UNA PROPORZIONATA E COMUNITARIA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA'.
UN MONITO ED UN SEGNO DI RESPONSABILITà ECCLESIALE SI RICONOSCE NELL'INIZIATIVA DELL'UNITALSI CHE A SOSTEGNO DI TALE PROGETTO OFFRE ALLA COMUNITA' IL SORTEGGIO DI UN VIAGGIO A LOURDES. PERTANTO DESIDERO RINGRAZIARE LA PRESIDENTE E IL CONSIGLIO DIRETTIVO E CALDAMENTE SOLLECITO TUTTI AD ADOPERARSI PERCHE' L'INIZIATIVA SORTISCA IL MIGLIORE DEI RISULTATI
IL PARROCO: SAC. G.  PONTE


ELEZIONI CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 2012-2017

Secondo quanto contemplato dall’ Art. 2 del REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE, :
1)  lista candidati singoli (almeno ventiquattro) dai ventisei ai settanta anni che esprimerà complessivamente dodici membri eletti nel Consiglio Pastorale Parrocchiale
2) lista coppie di sposi (almeno cinque) che esprimerà complessivamente un (una coppia) membro eletto nel Consiglio Pastorale Parrocchiale
3) lista giovani di età compresa tra i diciotto e i venticinque anni (almeno cinque) che esprimerà complessivamente un membro eletto nel Consiglio Pastorale Parrocchiale
h) a parità di voti viene eletto il candidato più giovane.
 
Per il rinnovo del CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 2012-2017  risultano eletti i seguenti candidati evidenziati in neretto:
  CANDIDATI ADULTI VOTI
BELLINA MARIA FELICIA 32
DI BENEDETTO DANIELA 24
DANIELE LILIANA 20
FORNICH GIUSEPPE 18
OMBRA GIACOMELLA 17
CHIRCO GIACOMA 16
MILAZZO LOREDANA 16
SCARCELLA FRANCESCO 16
PUZZO ANTONELLA 14
10° VIZZARI ARIANNA 14
11° PATTI ANDREANA 13
12° CLEMENZA MARIA RITA 12
13° FODERÀ SEBASTIANO 12
14° AGATE PAOLO 12
15° ALAGNA MAURO 11
16° BASILE ALBA 11
17° ALAGNA GIOVANNI 9
18° LONGO PIETRO 8
19° PIPITONE CATERINA 7
20° PANTALEO ADRIANA 7
21° COSTANTINO CATERINA 7
22° PIPITONE PAOLA 7
23° GENCO ANNAMARIA 6
24° BAIATA GIOVANNA 5
25° MONTI ERINA 5
26° SACCO FRANCESCO 5
  CANDIDATI GIOVANI  
CAMMARERI GAIA 130
GIACALONE CARLO 61
MOFFETTI CATIA 43
VAIARELLO GASPARE 29
D’ANCONA LAURA 28
  CANDIDATI COPPIE  
PULIZZI ALESSANDRO STURIANO ANNA 88
ANGILERI VINCENZO CHIRCO GIUSI 57
MUSCOLINO PAOLO TUMBARELLO CATERINA 53
SANFILIPPO PAOLO       SCHIATTARELLA ANNA S. 31
GIACALONE NINO          LIUZZA PATRIZIA 29
MARINO SALVATORE   FAZIO PATRIZIA 28
SPARLA FRANCESCO     ALIERI SAMANTA 8


SETTIMANA DAL 5 AL12 FEBBRAIO 2012

SETTIMANA DAL 29 GENNAIO AL 5 FEBBRAIO 2012

TI PRESENTO LA PARROCCHIA (7)
Ancora sul Consiglio Pastorale Parrocchiale: Quali requisiti deve avere chi fa parte di un Consiglio Pastorale Parrocchiale? Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è formato da cristiani che sono chiamati a vivere l’esperienza di fede e di comunione ecclesiale nella reciprocità dei carismi e dei ministeri, nella collaborazione e nel servizio.
I membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale siano in piena comunione con la Chiesa cattolica e si distinguano per fede sicura, scienza adeguata, buoni costumi, prudenza e onestà. Siano fedeli eminenti per integrità morale, inseriti nella vita parrocchiale, disponibili all’impegno apostolico e capaci di valutare le scelte pastorali con spirito ecclesiale.
I fedeli candidati al Consiglio Pastorale, DI età compresa tra i 18 ei 70 anni, abbiano ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana e siano scelti in modo da rappresentare tutta la porzione del popolo di Dio che costituisce la Parrocchia, considerando anche le diverse condizioni sociali, le professioni ed il ruolo che essi hanno nella comunità sia come singoli sia in quanto associati. Essi inoltre non devono ricoprire cariche politiche.
Il Parroco Sac. G. Ponte
 
SETTIMANA DAL 22 AL 29 GENNAIO 2012
TI PRESENTO LA PARROCCHIA (6)
sABATO 11 E DOMENICA 12 FEBBRAIO si svolgeranno le elezioni dei membri del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale. E'un avvenimento molto importante della nostra comunità e mi sembra opportuno dedicare ancora qualche riflessione alla luce del nuovo statuto che il vescovo ci ha consegnato. Come avevamo accennato nella quarta puntata di questo foglio il Consiglio Pastorale Parrocchiale è l’organo di partecipazione responsabile dei fedeli alla vita della Parrocchia. Esso ha carattere consultivo e di servizio alla comunità parrocchiale. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è formato da membri di diritto, membri eletti dalla comunità e membri nominati dal Parroco. Membri di diritto sono : il Parroco, il viceparroco, il Rettore del Santuario Maria SS Addolorata che si trova in territorio parrocchiale,  i rappresentanti delle comunità religiose presenti e operanti in parrocchia, un rappresentante del Consiglio Affari Economici ed i coordinatori, rispettivamente della catechesi, della liturgia e della carità. 
Membri eletti dalla comunità saranno eletti in numero di quattordici e devono avere età compresa tra i diciotto e i settanta anni. 
Tra i membri eletti del cpp si assicuri la presenza di una coppia e un giovane di eta' compresa tra i diciotto e i venticinque anni
Membri nominati dal parroco saranno in numero di 4. Prossimamente sarà pubblicata la lista dei candidati.
Il Parroco Sac. G. Ponte
 
SETTIMANA DAL 8AL 15 GENNAIO 2012
BATTESIMO DI GESU'
E’ al fiume Giordano, Gesù,
che tu oggi ci dai appuntamento.
Ti mescoli alla folla dei peccatori
disposti a cambiar vita,
a prendere sul serio l'appello del Battista
e a farsi battezzare per esprimere la loro decisione
di liberarsi dal peccato.
Per questi uomini e per queste donne
tu sei venuto, Gesù,
per offrire misericordia e grazia,
per rivelare un Dio tenero e compassionevole.
È al fiume Giordano, Gesù,
che lo Spirito scende su di te
e il Padre ti riconosce come il Figlio, l'amato,
mandato a realizzare il suo progetto d'amore.
È così che comincia la tua missione,
è a partire da quel momento
che tu dissemini attorno a te
gesti e parole di speranza.
È dal fiume Giordano, Gesù, che comincia il tuo viaggio tra le nostre debolezze e le nostre malattie, tra le nostre fatiche e le nostre speranze.

Lotterai a mani nude contro il male e la morte e con la forza dell’amore ci aprirai la via della vita.

SETTIMANA DAL 3 AL 10 GIUGNO 2012

SETTIMANA DAL 25 DICEMBRE 2011 ALL'1 GENNAIO 2012

Buon Natale a voi che vi sentite affaticati dai lati oscuri della vita, incapaci di capire qual è il senso di tanta fatica.
Buon Natale a voi che avete sofferto troppo. Questo bambino può darvi un po' di luce, perché viene come la luce vera che illumina ogni uomo.Ogni uomo! E nessuno è perduto, nessuno è fuori dal raggio di questa luce.
Buon Natale anche a voi che avete perso il gusto di vivere, perché niente  vi soddisfa, neanche il benessere o il prestigio sociale.
Questo bambino può restituire il sapore della vita, egli porta ciò che vi manca: la bellezza, il gusto, la felicità di sentirsi amati e di poter amare.
Buon Natale perchè Dio è con noi, non siete soli, non lo sarete mai!
Il Parroco eil Viceparroco

NATALE: il figlio di Dio cerca una casa!

Vieni, Signore Gesù!

Signore Gesù, facci essere la tua casa.
Tu non hai bisogno di noi,
è a noi che serve la tua presenza.
 Facci essere la tua casa, Signore,
come Maria , come Giuseppe,
Affinché anche la nostra vita
Possa essere un sì a te,
alle sorelle e ai fratelli,
soprattutto ai più deboli e bisognosi.
 
Facci essere la tua casa, Signore!
Con il nostro umile impegno,
sostenuto dalla certezza
che nulla è impossibile a Dio,
anche la società e il mondo
saranno sempre di più la tua casa,
fino a diventarlo in pienezza
nel giorno del tuo ultimo ritorno.
 Auguri di un Natale che porti a te, alla tua famiglia, alla chiesa e a tutto il mondo: 
Luce, Pace, Gioia, Bontà.
Il PARROCO e il VICEPARROCO

SETTIMANA DAL 18 AL 25 DICEMBRE 2011
 

SETTIMANA DAL 27 NOVEMBRE AL4 DICEMBRE 2011

TEMPO d’AVVENTO

Il tempo di Avvento è un tempo d’attesa e di speranza. È tempo di vigilanza e di decisione, tempo di conversione. L’esperienza cristiana pone sempre di fronte una scelta: essere nel mondo. Senza essere del mondo. Prendiamo atto del nostro essere nel mondo e dei condizionamenti che questo comporta: la brama di potere e di apparire, la ricerca del successo e del piacere, la schiavitù delle cose, la lotta egoistica per il proprio interesse. Quale speranza? Quale libertà? Siamo deboli, esposti alla tentazione in molti modi. Chi ci può aiutare a discernere il bene dal male? Chi ci può guidare a costruire una storia, personale e comunitaria, in cui non prevalgono intrecci egoistici? Chi può garantirci la nostra integrità? Avvertiamo più che mai l’attesa di una liberazione, un intimo e profondo bisogno di speranza, non di ideologie che promettono e non mantengono. Che illudono e ingannano. Di fronte a queste, avvertiamo alla fine soltanto la nostra impotenza e la disperazione. Il messaggio cristiano rinnova ogni anno la sua proposta: la salvezza autentica non è opera dell’uomo, può essere soltanto invocata e accolta come dono dall’alto. L’attesa “cristiana” legata al Natale, che anima tutto il tempo liturgico dell’Avvento, è attesa di Dio: di Dio che viene all’uomo, gratuitamente e generosamente. È attesa della sua grazia, manifestata nel volto, nella vita, nella parola e nel destino finale di Gesù di Nazareth.

Il Parroco Sac. G. Ponte 

 SETTIMANA DAL 20 NOVEMBRE AL 27 NOVEMBRE 2011

TI PRESENTO LA PARROCCHIA (2)

Altro organismo di partecipazione della comunità è il CONSIGLIO PARROCCHIALE per gli AFFARI ECONOMICI che si occupa dell’aspetto economico della parrocchia.
Continuando con l’immagine della barca, vengono i MARINAI  SPECIALIZZATI: Ministri Straordinari della Comunione, Gruppo Catechisti,  Caritas, Commissione liturgica, Commissione Ecumenica, Commissione Culto Divino,  Commissione informazione e comunicazione, Gruppo Famiglia, Gruppo Giovani, Gruppo Giovanissimi, Coro Parrocchiale, Azione Cattolica, Confraternita SS.Sacramento, Ordine laicale carmelitano, Gruppo del volontariato vincenziano, Scout-Agesci, Oratorio San Tommaso, Doposcuola, Cenacoli del Vangelo. Ogni tanto qualcuno rema più veloce, ma il modo per guadagnare tempo è remare tutti insieme, anche se più adagio….e tocca sempre al Parroco ristabilire il ritmo delle vogate. Poi non mancano quelli che remano al contrario, ma è un errore farli smettere o buttarli a mare: prima o poi se ne accorgeranno e cominceranno a remare anche loro dalla parte giusta. 
Ci sono, inoltre, quelli che non fanno altro che gettare l’ancora in mare per frenare, perché hanno paura di andare a mare aperto.
Altri pensano di non essere necessari e sono tanti, e non c’è verso di convincerli a remare.
Purtroppo c’è ul altro gruppo che se ne sta a riva, perché non si accorge che la barca si sta allontanando: pensano che ci sia sempre tempo per partire e di poter salire quando fa loro comodo…
Di altri compagni di viaggio ne parleremo la prossima volta 
Il Parroco Sac. G. Ponte 

SETTIMANA DAL 13 NOVEMBRE AL 20 NOVEMBRE 2011 

TI PRESENTO LA PARROCCHIA (1)

Per capire cosa sia una parrocchia e come funzioni, è utile aiutarsi con delle immagini che possano illustrare meglio, in tutti i suoi dettagli, la sua vita, i suoi scopi e in ruoli delle persone che la compongono.
Un’immagine calzante è quella della barca.
Anzitutto sul PENNONE c’è uno striscione con la scritta: “Se il Signore non costruisce la casa (la barca) invano faticano i costruttori”.
Al TIMONE c’è ovviamente Gesù: non si vede; quanto tutto balla e c’è il mal di mare Lui sparisce, ma quando torna tutto sereno, lo ritroviamo lì a sedere tranquillo al timone e Lui che ci dice che non s’era mai mosso, per cui non c’era nulla da temere. Comunque Lui c’è di sicuro, altrimenti chissà dove saremmo andati a sbattere.
Sul PONTE di “comando” c’è il PARROCO, il VICE PARROCO.
Intorno al Parroco c’è la SEGRETERIA, composta da donne e uomini che si occupano dei lavori materiali: pulizia e cura della chiesa, riparazioni, trasporti, sistemazione logistica, servizi vari.
Nella cabina di PILOTAGGIO vi è il CONSIGLIO PATORALE PARROCCHIALE, il gruppo che decide la rotta: guarda il mare, le carte, scruta il cielo e poi prova ad indovinare da che parte bisogna dirigere la barca…ma di questo parleremo la prossima volta….
Il Parroco Sac. G. Ponte

dal 27 giugno al 30 settembre, le celebrazioni eucaristiche in Chiesa Madre osserveranno i seguenti orari:

messa feriale: ore 9.00 (tutti i giorni, tranne il lunedì)
messa festiva: ore 9.00 - 10.30 -19.00
messa prefestiva vespertina ore 19.00


SETTIMANA DAL 19 GIUGNO AL 26 GIUGNO 2011
 

NELL’IMITARE CRISTO CONSISTE IL SACRIFICIO PERFETTO!!!

Offrire un figlio, una figlia, degli animali, delle ricchezze fondiarie: tutto ciò è del tutto esterno a noi. Offrire sé stessi a Dio e piacere a lui non per merito di un altro essere, ma per il proprio: questo sorpassa in perfezione ed in sublimità ogni altro voto. Chi fa questo, è un imitatore del Cristo. E’ Dio, infatti, ad aver donato all’uomo, perché gli fossero d’utilità, la terra, il mare e tutto ciò ch’essi contengono. E’ Dio che ha messo a disposizione dell’uomo il cielo, il sole stesso, la luna insieme con le stelle. E’ lui ad aver elargito agli uomini le piogge, i venti e tutto quanto l’universo contiene. E, come se ciò non bastasse, alla fine egli ha donato se stesso. "Dio, infatti, ha talmente amato il mondo, da donare il suo unico Figlio" (Gv 3,16) per la vita di questo mondo.
Qual mai gran merito avrà dunque l’uomo ad offrire qualsiasi cosa a Dio che, per primo, "si è sacrificato" per lui? Se perciò tu prendi la tua croce e segui il Cristo (cf. Mt 10,38); se sei in grado di dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20); se l’anima nostra nutre "il desiderio, la sete di raggiungere e di rimanere con il Cristo " (Fil 1,23), soltanto allora si potrà dire che essa offre se stessa in sacrificio a Dio. (Origene, Hom. in Num. 24, 2)
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DAL 12 GIUGNO AL 19 GIUGNO 2011
 

L’OPERA MIRABILE DELLO SPIRITO SANTO

Qualcosa di grande, e onnipotente nei doni, e ammirabile, lo Spirito Santo. Pensa, quanti ora sedete qui, quante anime siamo. Di ciascuno egli si occupa convenientemente; e stando in mezzo (cf. Ag.2,6) a noi vede di che cosa ciascuno è fatto; vede anche il pensiero e la coscienza, ciò che diciamo e abbiamo nella mente. È certamente cosa grande ciò che adesso ho detto ma ancora poco. Vorrei che tu considerassi, illuminato da lui nella mente, quanti sono i cristiani di tutta questa diocesi, e quanti di tutta la provincia della Palestina. Di nuovo spazia col pensiero da questa provincia a tutto l’impero romano; e da questo rivolgi lo sguardo a tutto il mondo; le stirpi dei Persiani, e le nazioni degli Indi, Goti e Sarmati, Galli, e Ispani, Mauri ed Afri ed Etiopi, e tutti gli altri, dei quali non conosciamo neanche i nomi; ci sono molti popoli, infatti, dei cui nomi non ci venne neppure notizia. Considera di ciascun popolo i vescovi, i presbiteri, i diaconi, i monaci, le vergini, e tutti gli altri laici; e guarda il grande reggitore e capo, e largitore dei doni; come in tutto il mondo a uno dà la pudicizia, a un altro la perpetua verginità, a un altro ancora la misericordia o la passione dell’elemosina, a uno la passione della povertà, ad un altro la forza di fugare gli spiriti avversi; e come la luce con un solo raggio illumina tutto, così anche lo Spirito Santo illumina coloro che hanno occhi. Poiché se uno che vede poco con l’aiuto della grazia non si dona affatto, non accusi lo Spirito ma la sua propria incredulità.
 Avete visto la sua potestà che egli esercita in tutto il mondo. Ora, perché la tua mente non sia rivolta alla terra, tu sali in alto: sali col pensiero fino al primo cielo, e contempla le innumerevoli miriadi di angeli che ivi esistono. Sempre col pensiero, sforzati di salire a cose ancora più alte, se puoi; mira gli arcangeli, mira gli spiriti; guarda le virtù, guarda i principati; guarda le potestà, i troni, le dominazioni. Di tutti questi è stato dato da Dio chi stia loro a capo, il Paraclito. Di lui hanno bisogno Elia ed Eliseo e Isaia tra gli uomini; di lui, tra gli angeli, Michele e Gabriele. Nessuna delle cose generate o meglio create, è pari a lui nell’onore; infatti tutti i generi degli angeli, e gli eserciti tutti insieme riuniti, non possono avere alcuna parità ed uguaglianza con lo Spirito Santo. Tutte queste cose ricopre e oscura totalmente la buona potestà del Paraclito.  Quelli infatti sono inviati per il ministero e questi scruta anche le profondità di Dio; come dice l’Apostolo: Lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non  lo Spirito di Dio (1 Cor.2,10ss).
 Fu lui a predicare del Cristo nei profeti: lui ad operare negli apostoli: ed è lui che fino ad oggi segna le anime nel Battesimo. E il Padre dà al Figlio e il Figlio comunica allo Spirito Santo. È lo stesso Gesù, infatti, non io, che dice: Tutto mi è stato dato dal Padre mio (Mt.11,27); e dello Spirito Santo dice: Quando però verrà lo Spirito di verità, ecc., egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà (Gv.16,13-14). Il Padre dona tutto attraverso il Figlio con lo Spirito Santo. Non è che una cosa sono i doni del Padre, e altri quelli del Figlio, e altri quelli dello Spirito Santo; una infatti è la salvezza, una la potenza, una la fede. Un solo Dio, il Padre; un solo Signore, il suo Figlio unigenito; un solo Spirito Santo, il Paraclito.
(Cirillo di Aless., Catechesis XVI, De Spir Sancto, I, 22-24)
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DAL 5 GIUGNO AL 12 GIUGNO 2011

IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI

Siamo soliti titolare la solennità odierna "Ascensione del Signore" al cielo. Un'analisi dei testi che ci narrano dell'evento (Mc 16,19; Lc 24,51; At 1,2.9) fanno uso, però, di verbi "fu assunto"; "fu portato"; "fu elevato" che hanno come soggetto Dio-Padre. Sarebbe, allora, più giusto parlare di Assunzione del Signore Gesù al cielo, mettendo l'accento, come fanno i testi citati, più sull'opera del Padre e sulla docilità di Gesù che sul potere, che comunque rimane, dato dal Padre al Figlio di ritornare là dove era venuto.

L'opera del Padre, nello Spirito Santo, si compie pienamente nella vita di Gesù proprio attraverso l'Ascensione. Quel Gesù che è stato pienamente "glorificato" nella morte e risurrezione ora gode fino in fondo i frutti di questa glorificazione. L'Ascensione è il frutto maturo della Pasqua, la "gloria" del Crocifisso-Risorto ora è pienamente manifesta. Il Figlio Uomo-Dio "siede" accanto al Padre nella gloria del cielo e, dopo di lui, anche le sue membra lo seguiranno. La promessa che l'Ascensione porta con sé è per noi veramente grande: Dio ci chiama a condividere la sua stessa gloria. Egli ci ha creati per farci dono della sua stessa Vita, per condividere con noi il suo trono. La diffidenza che nutriamo nei confronti del Signore, e che ci fa vacillare nella speranza, non ci permette di vivere sempre con la certezza che il futuro che ci sta davanti è un futuro glorioso. Non abbiamo motivo di disperarci, di deprimerci come ci capita spesso, perché non sappiamo a cosa andiamo incontro. A dispetto di ogni previsione catastrofica, di ogni pessimismo, di ogni profezia di sventura, Dio ci ha fatto dono del suo Figlio, che, nostro Capo, ci ha preceduto nella pienezza della gloria e attende che tutte le membra del Corpo siedano insieme con Lui nel cielo.
Cristo ascende a quel cielo da dove è disceso in obbedienza a Colui al quale, «entrando nel mondo, dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà... e, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio, aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi» (cfr Eb 10,5-14). Vi è disceso solo ora vi sale portando con sé una moltitudine di fratelli che si è acquistato a prezzo del suo sangue e per i quali ora intercede chiedendo in loro favore la perenne effusione dello Spirito Santo perché là dove è il Capo siano anche le membra. E allora la gloria sarà piena! Davvero non mancano i motivi per fare festa, per gioire e per "rendere grazie" a Dio!
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DAL 29 MAGGIO AL 5 GIUGNO 2011

VIVERE IN CRISTO

Che significa “perché io vivo e voi vivrete”? Perché disse che egli viveva, usando il tempo presente, mentre di essi disse che avrebbero vissuto nel futuro, se non perché egli stava per risorgere anche nella carne, cioè li precedeva su quella via della risurrezione, su cui aveva promesso che i discepoli lo avrebbero seguito più tardi? E, siccome il tempo della sua risurrezione era ormai prossimo, usò il tempo presente per indicarne la rapidità; di essi, la cui risurrezione doveva avvenire alla fine dei secoli, non disse: vivete, ma: “vivrete”. Con stile rapido e significativo, usando due verbi, uno al presente e l’altro al futuro, promise le due risurrezioni, la sua, che stava per accadere, e la nostra, alla fine dei secoli: “Perché io” disse “vivo e voi vivrete”; cioè noi vivremo perché egli vive ora. Come infatti tutti muoiono in Adamo, così tutti in Cristo riavranno la vita (1Cor.15,21-22). Nessuno muore se non per colpa di Adamo, e nessuno riottene la vita, se non per mezzo di Cristo.  È perché noi vivemmo, che siamo morti; è perché egli vive, che noi vivremo. Noi siamo morti per Cristo, se viviamo per noi; è invece perché egli è morto per noi, che vive per sé e per noi. Insomma, perché egli vive, noi vivremo. Potremmo infatti da noi stessi darci la morte; ma non potremo ugualmente darci da noi stessi la vita.  
 In quel giorno – egli comunica – voi conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi (Gv.14,20) .
 In quale giorno? Nel giorno di cui ha parlato prima quando ha detto: “e voi vivrete”. Allora noi potremo finalmente vedere ciò in cui oggi crediamo. Infatti, anche ora egli è in noi e noi siamo in lui: è vero in quanto ci crediamo, mentre allora sapremo. Ciò che ora sappiamo con la nostra fede, allora lo sapremo perché vedremo. In effetti, finché siamo in questo corpo quale è ora, cioè corruttibile e che appesantisce la nostra anima (cf. Sap.9,15), peregriniamo per il mondo lontani dal Signore; e camminiamo verso di lui per mezzo della fede, non perché abbiamo di lui chiara visione (cf.2Cor.5,6). Allora, invece, lo vedremo chiaramente, perché lo vedremo qual è (cf.Gv.3,2). Se Cristo non fosse in noi anche ora, l’Apostolo non potrebbe dire: Se poi Cristo è in noi, il nostro corpo è morto per causa del peccato, ma lo spirito è vita per ragione di giustizia (Rom.8,10). Egli stesso apertamente mostra che anche noi siamo in lui, laddove dice: Io sono la vite, voi i tralci (Gv.15,5). Dunque in quel giorno, quando vivremo in quella vita che avrà completamente distrutto la morte, conosceremo che egli è nel Padre, e noi in lui e lui in noi; perché allora vedremo compiersi ciò che egli stesso ha incominciato, affinché appunto noi si fosse finalmente in lui e lui in noi. (Agostino, In Ioan.75,3-4)
Il Parroco Sac. G. Ponte


SETTIMANA DAL 22 MAGGIO AL 29 MAGGIO 2011

TUTTI SONO CHIAMATI ALLA CASA DEL PADRE

Ma che cosa vogliono dire le parole che seguono: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore” (Gv.14,2)? È proprio perché i discepoli temevano anche per sé medesimi, che il Signore dice loro: “non si turbi il vostro cuore”. E chi tra loro poteva evitare di essere colto da timore, dopo che Gesù aveva detto a Pietro, tra loro il più fiducioso e pronto: “Non canterà  il gallo, che tu mi avrai rinnegato tre volte”? Giustamente si turbano, in quanto temono di perire lontano da lui. Ma quando ascoltano il Signore che dice: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”; se non fosse così ve lo avrei detto, perché vado a preparare un posto per voi (ibid), il loro turbamento si calma e sono sicuri e fiduciosi che, al di là dei periodi della tentazione, essi resteranno presso Dio, con Cristo.
 Uno sarà più forte dell’altro, uno più sapiente, un altro più giusto, un altro ancora più santo; ma “nella casa del Padre vi sono molte dimore”;  nessuno di essi sarà tenuto fuori da quella casa, dove ognuno avrà, secondo i meriti, la sua dimora. Uguale denaro viene dato a tutti, quel denaro che il Padre di famiglia ordina di dare a coloro che hanno lavorato nella vigna, senza far distinzione tra chi ha faticato di più e chi di meno. Questo denaro significa la vita eterna, dove nessuno vive più a lungo dell’altro, poiché nell’eternità non vi può essere una diversa durata della vita. E le molte dimore significano i diversi gradi di merito che vi sono nell’unica vita eterna. Uno è lo splendore del sole, un altro quello della luna, un altro ancora quello delle stelle: e una stella differisce dall’altra quanto a splendore. Così accade nella risurrezione dei morti (cf.1 Cor.15,41.42.48). Come le stelle nel cielo, i santi hanno nel regno dimore diverse per il loro fulgore; ma nessuno è escluso dal regno,  poiché tutti hanno ricevuto la stessa mercede. E così Dio sarà tutto in tutti, in quanto, essendo Dio carità, per effetto di questa carità ciascuno avrà quello che hanno tutti. È così infatti che ognuno possiede, a motivo della carità, non le cose che ha veramente, ma le cose che ama negli altri. La diversità dello splendore non susciterà invidia, perché l’unità della carità regnerà in tutti e in ciascuno. (Agostino, In Ioan. 67,2)  
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DAL 15  MAGGIO AL 22 MAGGIO 2011

LA VOCAZIONE

La prima chiamata, rivolta a tutti gli uomini, è la chiamata all'esistenza, è l'esistere, e se manca da parte dell'uomo la conoscenza e la coscienza di questa vocazione primaria allora ogni vocazione personale non può essere assolutamente nè percepita nè compresa!
Questa chiamata elementare e primaria deve con forza essere sottolineata ed evidenziata oggi, perchè proprio tra i giovani di oggi è facile constatare che questo dato è assente dal loro orizzonte.
Sovente oggi succede che i giovani si sentano nati per caso, gettati nella vita e nell'esistenza delle loro famiglie e non percepiscono assolutamente questa chiamata essenziale di cui, purtroppo, neppure la chiesa fa un annuncio adeguato e sufficiente. E' perciò chiaro che nell'ambito di un'esperienza giovanile che, a causa della disgregazione dell'ambiente familiare e della massificazione tipiche delle nostre società, non percepisce ed anzi contraddice questa verità elementare, ogni ulteriore discorso sulla vocazione personale non può far altro che dissolversi rivelandosi inconsistente.
Un secondo elemento preliminare va colto nella vocazione collettiva, nell'elezione dantro la quale si colloca la vocazione personale. Qui si potrebbe certamente dire che la vocazione del singolo nella Scrittura precede quella comunità e che Abramo è chiamato singolarmente per dar origine ad Israele e che i discepoli sono stati chiamati personalmente per dar inizio alla chiesa. Noi però non siamo Abramo nè siamo nella situazione di Abramo, non siamo gli apostoli nè possiamo essere nella situazione degli apostoli. Noi non possiamo essere chiamati per iniziare un nuovo cammino di fede o per dare inizio ad una nuova chiesa o di conseguenza le nostre vocazioni si collocano all'interno di un popolo e di una storia, e possono soltanto nascere da un alveo contraddistinto da una vocazione comunitaria al cui interno emerge un'elezione particolare.
E' sul fondamento degli apostoli e dei profeti che cresce verso l'alto la costruzione dell'edificio spirituale di cui sono pietre vive (cf. 1Pt 2,5) e colonne del tempio di Dio (cf. Ap 3,12).
Di conseguenza è la vita cristiana che è vocazione del Padre in Cristo ad una vita di santità nella comunità che è la chiesa.
Tutto questo ci porta a dire che la vocazione, vocazione all'esistenza per ogni uomo, è vocazione alla vita cristiana per quanti sono stati raggiunti dall'evangelo. La vocazione essenziale dei cristiani è quella ricevuta nel battesimo ed è vocazione unica: è la vocazione alla santità di tutto il popolo di Dio. (Monaco della Chiesa d'Occidente)
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DALL' 08 MAGGIO AL 15 MAGGIO 2011

GESU’ PREMIA L’OSPITALITA’

Avete udito, fratelli carissimi, che il Signore apparve a due discepoli che camminavano lungo la via, i quali non credevano in lui e tuttavia parlavano di lui, ma non si mostrò loro con le sue sembianze si da farsi riconoscere. Il Signore dunque riprodusse fuori, negli occhi del corpo, ciò che avveniva dentro di loro, negli occhi del cuore. E poiché nel loro intimo amavano e dubitavano, il Signore era fuori ed era presente, e non si manifestava per quello che era. A coloro che parlavano di lui si mostrò presente, ma poiché dubitavano nascose loro l’aspetto che poteva darlo a conoscere. Parlò con loro, li rimproverò della loro durezza a intendere, spiegò i segreti della Sacra Scrittura che lo riguardavano; e tuttavia, poiché nei loro cuori era ancora pellegrino quanto alla fede, finse di andare più lontano. Fingere, infatti, significa [in latino] plasmare; per questo chiamiamo “figuli”coloro che plasmano la creta. Nulla, dunque, la semplice Verità fece con doppiezza, ma si mostrò loro nel corpo tale e quale era nella loro mente. Volle provare se essi, che non lo amavano ancora come Dio, almeno potessero amarlo come pellegrino. Ma siccome non potevano essere estranei alla carità quelli con i quali camminava la stessa Verità, ecco che lo invitarono ospitalmente quale pellegrino. Ma perché diciamo “lo invitarono”, quando sta scritto: Lo costrinsero? Dal quale esempio si comprende che i pellegrini non solo devono essere invitati, ma attirati con insistenza. Apparecchiano la tavola, offrono il cibo, e allo spezzar del pane riconoscono quel Dio che non avevano riconosciuto mentre spiegava la Sacra Scrittura. Ascoltando dunque i precetti di Dio non furono illuminati, mentre lo furono mettendoli in pratica, poiché sta scritto: Non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati ( Rom. 2,13 ). Pertanto, chi vuol comprendere le cose udite, si affretti a mettere in pratica quelle che ha già potuto capire. Ecco che il signore non fu conosciuto mentre parlava e si degnò di farsi conoscere mentre era servito a tavola. Amate dunque l’ospitalità fratelli carissimi, amate le opere della carità. A questo proposito, infatti, da Paolo vien detto: L’amore fraterno rimanga in voi, e non dimenticate l’ospitalità. Alcuni infatti piacquero per essa, avendo accolto degli angeli ( Ebr. 13,1 ). Pietro dice: Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare  
( 1 Pt. 4,9). E la stessa Verità afferma: Fui pellegrino , e mi accoglieste ( Mt. 25,35). Vi narro ora una cosa molto conosciuta, trasmessa a noi dai nostri padri. Un padrone di casa era dedito, con tutta la sua famiglia, a praticare l’ospitalità; e siccome accoglieva quotidianamente pellegrini alla sua mensa, un giorno venne con gli altri un pellegrino, e fu condotto alla mensa. Mentre il padrone di casa per umiltà voleva versargli acqua nelle mani, si volse per prendere la brocca ma improvvisamente non trovò più colui nelle cui mani voleva versare l’acqua. E poiché si meravigliava fra sé dell’accaduto quella stessa notte il Signore gli disse in visione: “ Gli altri giorni hai accolto me nelle membra, ieri invece hai accolto me in persona”. Ecco che Colui che viene nel giorno del giudizio dirà: Ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me ( Mt. 25,40 ). Ancor prima del giorno del giudizio, quando è ricevuto nelle sue membra, va a visitare coloro che lo hanno ricevuto; e tuttavia noi siamo pigri alla grazia dell’ospitalità. Pensate fratelli quanto è grande la virtù dell’ospitalità ! Voi  ricevete Cristo alla vostra mensa per essere poi ricevuti da lui al convito eterno. Date ora ospitalità a Cristo pellegrino, affinché nel giorno del giudizio non vi dica che siete pellegrini a lui sconosciuti, ma vi accolga come suoi amici nel regno, con l’aiuto di lui che vive e regna, Dio, nei secoli dei secoli. Amen  (Gregorio Magno Hom.23) 
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DALL' 01 MAGGIO ALL' 08  MAGGIO 2011

IL PECCATO, LA MORTE E LA RESURREZIONE

Celebriamo questa grandissima e gloriosa festa  della Risurrezione del Signore, celebriamola con gioia e con pietà; è risorto il Signore e ha risvegliato tutta la terra. Peccò Adamo e morì; non peccò il Cristo è morì. Questo è un fatto nuovo e sorprendente; quello peccò e morì , questo non peccò è morì: che significa questo? Colui che non peccò è morto, ma per liberare dalle catene della morte l’altro ch’era morto, perché aveva peccato. Questo avviene anche nel campo del  danaro. Capita spesso che qualcuno, non potendo pagare un debito, sia messo in prigione; allora un altro, che non è debitore, ma ha il denaro per pagare il debito, lo libera. Così avvenne nel caso di Adamo. Adamo era debitore, era tenuto in carcere dal diavolo ma non aveva la moneta da versare. Cristo non era debitore di nulla e non stava in catene ma poteva pagare; venne, diede la sua vita per colui ch’era tenuto in carcere dal diavolo, per liberarlo.
Vedi gli effetti meravigliosi della risurrezione? Noi eravamo morti per una doppia morte; avevamo bisogno di una doppia risurrezione; Cristo morì per una sola morte e risuscitò da una sola morte. Che cosa vuol dire questo? Adamo morì nel corpo e nell’anima, cioè per il peccato e nella natura. In qualunque giorno mangerete del frutto dell’albero morirete (Gen.2,17). Non morì nello stesso giorno quanto alla natura, morì per il peccato; la morte per il peccato è la morte dell’anima, la morte naturale è quella del corpo. Ma se dico morte dell’anima, non pensare che l’anima muoia; l’anima è immortale. La morte dell’anima è il peccato e la condanna eterna; perciò Cristo dice: Non temete quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può mandare nella perdizione l’anima e il corpo (Mt.10,28). Abbiamo una duplice morte e abbiamo bisogno di una duplice risurrezione. In Cristo ci fu una sola morte, perché Cristo non peccò; ma anche quella sola morte la subì per noi. Lui non doveva riscattare nessuna morte sua, perché non era reo di nessun peccato; perciò con una sola risurrezione risorse dalla sola sua morte naturale. Ma noi che siam morti con una doppia morte, abbiamo bisogno di una doppia risurrezione; da una di quelle siamo già risorti: intendo da quella del peccato, perché siamo stati seppelliti con lui nel Battesimo e attraverso il Battesimo siamo risorti con lui.
Questa risurrezione è liberazione dal peccato, l’altra è risurrezione del corpo; abbiamo già quella che è più grande, aspetta ora quella che è più piccola; è cosa molto più grande, infatti, essere liberato dai peccati, che vedere un corpo risorto. Il corpo cadde, perché peccò;e se il peccato è la ragione della caduta, la liberazione dal peccato sarà il principio della risurrezione. Siamo morti con la risurrezione più grande, liberandoci dalla morte del peccato e gettando via il vecchio vestito; possiamo sperare, quindi, di ottenere la risurrezione minore. Risorgemmo con la risurrezione dal peccato, quando fummo battezzati e questi che ieri sera furon privilegiati col battesimo, questi sono agnelli speciali. (Giovanni Crisostomo, De resurrect. D.N. Jesus Chisti, 3-5)
Il Parroco Sac. G. Ponte

Auguri di una Santa Pasqua a tutti!

Don Giuseppe Ponte e Don Vito Saladino

SETTIMANA DAL 24 APRILE 2011 AL 1 MAGGIO 2011
 

AI PARROCCHIANI E AI CITTADINI DI MARSALA

E’ la Pasqua del Signore! Cristo, nostra Speranza, è risorto! Sento oggi il bisogno di augurare a tutti voi Parrocchiani e cittadini Buona Pasqua.

Purtroppo potrò  fare gli auguri, quest’anno solo da lontano, ma questo non toglie che siano affettuosi e sinceri.
Desidero anche ringraziarvi perché mi siete stati vicini manifestandomi in questa circostanza di sofferenza tutto il vostro amore.
Sorelle e Fratelli, mi chiedo quale possa essere il senso di quanto mi è capitato proprio all’inizio della settimana Santa. Istintivamente ho sempre allontanato da me la prospettiva del dolore e della malattia che vedevo quotidianamente negli altri e che in me diventava compassione, ma ora che anche la mia mente e la mia carne provano dolore e sofferenza posso comprendere meglio quello che vivono gli ammalati.
Ora non conosco per sentito dire il dolore lancinante della spalla o il senso di povertà che ti fa diventare un bambino dipendente. Capisco come sono povere le parole anche quelle delle belle prediche e comprendo la grandezza del silenzio, dell’impotenza e della povertà. Capisco che in realtà quello che predicavo della croce di Gesù il Venerdì Santo presentando l’Uomo – Dio: Gesù appeso alla croce che ci salva non predicando nelle piazze di Gerusalemme, ma fermamente abbracciato a un legno quello della Croce.
Comprendo che quello che conta non sono tanto le parole, ma i gesti, i fatti o meglio l’amore che diventa carne e sangue nella vita.
Intendo unire in questo momento la mia sofferenza, che di fronte ad altre è ben povera cosa, alle sofferenze di tutti gli uomini e le donne che vivono una passione continua nel corpo e nello spirito; i bambini che vivono i morsi della fame e le torture della violenza, i poveri che nella nostra società ancora non hanno il necessario per sopravvivere; gli immigrati che affrontano sacrifici inauditi per un sogno di libertà e di lavoro lontani dagli affetti della  loro famiglia; gli anziani abbandonati in un letto nella solitudine delle loro case………
Scopro di essere compagno di viaggio di ogni persona che soffre.
L’ orizzonte comunque a cui voglio guardare e a cui invito a guardare anche voi non è quello della morte, ma quello della vita, nella prospettiva radiosa della risurrezione.
Non vedo l’ora di stare con voi per continuare quel cammino comune che il Signore ci ha donato.
Vi ringrazio dell’aiuto concreto e della collaborazione che avete dato, specialmente in questa circostanza, a Don Vito il mio vice Parroco, che ringrazio in modo particolare per aver affrontato la situazione con coraggio e generosità.
A tutti una Pasqua abbondante di ogni dono che il vostro cuore desidera.
La consolazione del Signore Gesù risorto avvolga con la sua luce splendida la nostra vita, facendo splendere in noi il  volto della speranza.
Cristo E’ Risorto Alleluja.    Buona Pasqua
Il Parroco Sac. G. Ponte

   SETTIMANA DAL 17 APRILE 2011 AL 24 APRILE 2011

Auguri di una Santa Pasqua a tutti!

Don Giuseppe Ponte e Don Vito Saladino
 

SETTIMANA DAL 10 APRILE 2011 AL 17 APRILE 2011

LA RESURREZIONE DI LAZZARO

LE LACRIME

Egli andò per trarre fuori il morto dal sepolcro e interrogò:
Dove lo avete deposto? E comparvero le lacrime sugli occhi di Nostro Signore (Gv 11, 34-35); le sue lacrime furono come la pioggia, e Lazzaro come il grano, e il sepolcro come la terra.
Egli gridò con voce di tuono e la morte tremò alla sua voce; Lazzaro si erse come il grano, uscì fuori e adorò il Signore che lo avevva risuscitato.
(Efrem, Diatessaron, 17,7)

SCIOGLIMI DAI VINCOLI DELLA MORTE SIGNORE

Come Lazzaro, tuo amico,
io morto fui messo nella tomba;
ed è non da quattro giorni ma da lunghi anni
che l'anima mia morta giace nel mio corpo.

Fa risuonare in me la voce tua celeste
e fammi intendere la tua Parola;
scioglimi dai vincoli infernali,
ritraimi  dalla mia casa tenebrosa.
(Neres Snorhslì, Jesus, 666-667)
 

SETTIMANA DAL 03 APRILE 2011 AL 10 APRILE 2011

DONACI LA TUA LUCE, SIGNORE!

Rendete grazie, fratelli, alla misericordia di Dio che vi ha conservati in buona salute fino alla metà di questa Quaresima. Possono tuttavia lodare Dio per tale dono con più dolcezza e devozione coloro che si sono applicati a vivere come è stato detto all’inizio della Quaresima, cioè coloro che si sono presi l’impegno di digiunare ogni giorno in vista della remissione dei loro peccati, di elargire elemosine, di portarsi in chiesa con sollecitudine e di pregare nelle lacrime e nei sospiri.
Quanto a coloro che hanno trascurato queste cose, hanno piuttosto, di che affliggersi. Non si affliggano tuttavia al punto di disperare, poiché colui che ha potuto dare la vista al cieco nato (c.f. Gv 9,1-38), può anche rendere zelanti e ardenti nel suo servizio coloro che attualmente sono tiepidi e negligenti, se vogliono convertirsi a Dio con tutto il cuore. Che tutti quelli che si trovano in questo stato, cioè quelli che covano odio contro qualcuno nel loro cuore, che si appropriano ingiustamente del bene altrui o trattengono il proprio in maniera abusiva, riconoscano dunque la loro cecità, e ricorrano al medico onde recuperare la vista.
Possiate voi, allorché cadete nel peccato, cercare il rimedio spirituale negli stessi modi, con cui cercate quello fisico quando il vostro corpo è malato. Chi c’è in questo momento, in mezzo a tutta questa folla, che se dovesse perdere gli occhi, non darebbe tutto ciò che possiede per potervi sfuggire? Ma se temete a questo modo un male fisico, perché non dovreste temere quello dell’anima?
Lavorate dunque, figli carissimi nel Signore, lavorate finché dura il giorno, poiché sopraggiunge la notte nella quale nessuno può più lavorare ( GV 9, 4). Il giorno, è la vita presente, la notte, è la morte e il tempo dopo la morte. Se non vi è possibilità di lavorare dopo questa vita, come afferma la Verità, perché ciascuno non lavora finché ne ha il tempo, cioè finché vive?
(cf. Anonimo IX secolo, Hom. 9,1-5)
Il Parroco Sac. G. Ponte

SETTIMANA DAL 27 MARZO 2011 AL 03 APRILE 2011

LA SAMARITANA, IMMAGINE DELLA CHIESA

Cosa insegna dunque la Bibbia? Cristo, essa ci dice, dal quale sgorga una sorgente di vita per gli uomini, affaticato dal viaggio, stava seduto (cf. Gv.4,5-6) presso una fonte di Samaria, ed era l’ora del caldo: era infatti circa l’ora sesta, dice la Scrittura, nel mezzo del giorno, quando il Messia venne ad illuminare coloro che erano nella notte.
 
La sorgente raggiunse la sorgente per lavare, non per bere,; la fontana d’immortalità è là accanto al ruscello della miserabile, come spogliata; egli è stanco di camminare, lui che, senza fatica, ha percorso il mare a piedi, lui che accorda gioia e redenzione.
 
Ora, proprio mentre il Misericordioso stava vicino al pozzo, come ho detto, ecco che una Samaritana prese la sua brocca sulle spalle e venne, uscendo da Sichar, sua città (cf. Gv.4,7).
 
Ella uscì nel sudiciume, e ritornò immagine della Chiesa, senza macchia. Uscì e attinse la vita come una spugna; uscì portando la brocca, rientrò portando Dio. E chi non dirà beata quella donna? O meglio, chi non venererà colei che è venuta dalle nazioni? Infatti, ella e immagine della Chiesa, e riceve gioia e redenzione. (Romano il Melode, Hymn. 19, 4-5) 
Il Parroco Sac. G. Ponte